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Il famoso pane di Altopascio va alla Caritas
ALTOPASCIO. Le cinquanta "Città del pane" colgono l'occasione di Expo per far sì che il pane non manchi più su nessuna tavola. Il progetto, in fase di avvio, è stato anticipato da Maurizio Marchetti,...
ALTOPASCIO. Le cinquanta "Città del pane" colgono l'occasione di Expo per far sì che il pane non manchi più su nessuna tavola. Il progetto, in fase di avvio, è stato anticipato da Maurizio Marchetti, sindaco di Altopascio, durante una visita al padiglione della Santa Sede guidata da mons. Pasquale Iacobone del Pontificio consiglio della Cultura.
Marchetti è anche presidente dell'associazione che riunisce i comuni italiani che, del proprio pane, fanno un vanto locale o anche nazionale.
Si inizia dalla città dell'Expo: «Partiremo dal Refettorio Ambrosiano, un luogo importante, anche come segnale nei confronti dell'esposizione universale. E non ci fermeremo a questo, ma vogliamo creare un circuito di messa a disposizione di ciò che le città, e i produttori, infornano ogni giorno».
Il pane di Altopascio è senza sale. Probabile retaggio di quella semplice ospitalità che veniva offerta ai più poveri tra i pellegrini di passaggio sulla via Francigena. In tempi di carestia non c'era molto da condividere, se non un giaciglio, acqua e un po' di pane. Il minimo, ma sufficiente, per rinfrancare il corpo in vista dei chilometri da percorrere ancora, il giorno successivo, verso Roma. Accadeva nella cittadina lucchese, nella "Magione" dei Frati Ospitalieri del Tau.
«Nel momento in cui infuria la polemica sull'accoglienza, parte dalle Città del Pane e da Altopascio un segnale importante su come va inteso l'aiuto nei confronti di chi ha bisogno» spiega Marchetti.
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