Credito, costi tra i più alti e le aziende soffrono
I dati illustrati alla Camera di Commercio dall’ex direttore della Banca d’Italia, Giuliano Dini, indicano le difficoltà delle imprese nell’accesso ai finanziamenti
LUCCA. Qualche timido segnale positivo si vede all’orizzonte e la speranza è che i dati del primo trimestre del 2015 possano avere un seguito e segnare definitivamente un’inversione di tendenza rispetto al passato recente.
Difficile però pensare che la crisi del 2008 possa essere come tutte le altre del secolo scorso, ovvero che nel giro di poco si possa a tornare dati e numeri simili a quelli del periodo che l’ha preceduto.
I dati sul credito a Lucca, presentati alla Camera di commercio da Giuliano Dini, per anni direttore della filiale lucchese della Banca d’Italia, mettono infatti in evidenza come la crisi attuale sia strutturale e come anche il nostro territorio non ne stia uscendo del tutto indenne.
Il primo punto riguarda la struttura del sistema bancario, con gli sportelli che sono scesi dai 258 del 2013 ai 245 del 2014, mentre il numero dei bancomat continua a scendere dai 386 del 2010 fino ai 322 di fine 2014.
L’altra caratteristica è che calano in percentuale le grandi banche (70% del mercato) e aumentano il proprio peso le piccole e medie (30%).
Preoccupanti poi i dati sul personale, che dal 2009 si è più che dimezzato calando del 50,7%, mentre il dato nazionale si ferma al -8,04%.
Il risparmio. La raccolta resta storicamente un elemento di forza del territorio grazie ai livelli raggiunti in passato dalle famiglie.
Depositi e risparmio postale sono aumentati del 2,6% nel 2014 e la nostra provincia rimane nelle prime posizioni a livello regionale per ammontare di depositi pro capite, con 20.223 euro per abitante.
Crescono la Piana (+8,6) e la Garfagnana (+8%) mentre restano sotto la media la Mediavalle (+5,3%) e soprattutto la Versilia (+2,3%).
Raccolta indiretta. Si parla di titoli a custodia e in gestione, una voce che segnala una piccola ripresa (+0,8%) e che mette in evidenza come siano soprattutto le famiglie a scegliere lo strumento dell’investimento.
«Il 2014 è l’anno in cui per andamento del credito erogato abbiamo toccato il fondo – spiega Dini – con un conseguente rallentamento del ciclo negativo e con i primi deboli segnali positivi agli inizi del 2015».
Una contrazione che ha colpito soprattutto le imprese, che hanno segnalato le maggiori difficoltà (-4,8%), in particolare il manifatturiero (-8,2%) e le costruzioni (-4,7%) mentre i servizi hanno limitato le perdite al -1,8%.
Credito. Si indebolisce quello a medio e lungo termine con la peggiore diminuzione della Toscana (-2,06%) dovuta soprattutto ai pochi investimenti, in particolare in macchine, attrezzature e costruzioni residenziali, voci che appena tre anni fa vedevano Lucca al vertice in Toscana.
Più lieve invece la flessione del credito al consumo (-0,6%, contro il -2,7% del 2013).
Ad aumentare però sono le sofferenze che mostrano ancora un preoccupante incremento del 15% che segue gli oltre 20 punti percentuali del biennio 2012/13.
Le dinamiche quindi danno effetti negativi sul rapporto tra sofferenze e impieghi vivi nel ne 2014 ha raggiunto il 15,2%, un valore in linea con il quadro regionale.
Tassi. Quelli a revoca, come lo scoperto di conto corrente, sono superiori sia a quelli italiani (6,3%) sia toscani (7,3%) con un tasso effettivo medio del 9,3%, in calo di mezzo punto rispetto al 2013.
I tassi attivi medi per i finanziamenti autoliquidanti sono invece in linea con gli altri valori (4,7%).
I tassi medi applicati per i finanziamenti a scadenza come i muti (3,01%) sono in linea con la Toscana (3,04%) e di poco superiori alla media nazionale (2,7%).
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