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Lucca

Alta Toscana, dalle aziende le ricette contro la crisi

Individuati da uno studio della Cr Pistoia e Lucchesia i “campioni” che possono trainare la ripresa dell’economia regionale in un’area di distretti consolidati

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LUCCA. Come hanno fatto a reggere alla crisi e, anzi, a svilupparsi anche le piccole e medie imprese dell’Alta Toscana che meglio di altre hanno saputo tenere il mercato? Le risposte sono arrivate dal convengo organizzato alla Fondazione Lazzareschi dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, aperto dal presidente Alessio Colomeiciuc, sul tema "I distretti dell'Alta Toscana nel tempo della globalizzazione: fattori di successo e nuove opportunità". L'Alta Toscana - ovvero l'area che passando da Prato, Pistoia e Lucca arriva fino al mare di Massa Carrara e della Versilia - si candida a diventare uno dei poli di attrattività più importanti della regione, una grande piattaforma produttiva, laddove possano esserne valorizzate le caratteristiche distintive.

Per le aziende il Gruppo Intesa Sanpaolo ha nel tempo attivato il progetto "Opportunità sul territorio", presentato dal direttore generale di CR Pistoia e Lucchesia, Umberto Alunni, che punta a candidare Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia come agente di crescita sul territorio.

Da questa idea è stata avviata un'indagine sui dati economici e socio-demografici toscani, individuando le aziende "campioni" su cui focalizzare lo studio dei comportamenti vincenti, da estendere successivamente anche alle aziende "potenziali campioni", per poter sostenere la ripresa economica della Toscana attraverso l'effetto traino e le sinergie tra Banca e Territorio.

L'analisi è stata presentata da Francesco Ciampi, professore di economia e gestione delle imprese dell'Università di Firenze. Le imprese "campioni" toscane sono 813, di cui ben 156 operanti nel territorio dell'Alta Toscana: aziende che hanno saputo difendere le proprie quote di mercato durante un periodo molto complesso per l'intero Paese, senza sacrificare i margini e senza presentare rilevanti squilibri finanziari. Queste aziende hanno dimensioni differenti e appartengono a diversi settori economici: il 36% di esse ha un fatturato tra i 2 e i 5 milioni di euro, il 27% tra i 5 e i 10 milioni di euro, il 28% tra i 10 e i 30 e il restante 9% ha un fatturato che supera i 30 milioni di euro/anno. Le aziende "campioni" risultano caratterizzate da indicatori di performance particolarmente positivi: nel periodo 2008-2012 il loro fatturato è cresciuto mediamente del 34,2%, mentre la marginalità è salita, sempre mediamente dal 2010 al 2012, del 12,2% annuo. Di queste aziende campioni, 484 - rappresentative di tutti i settori economici - sono state contattate e intervistate sulla base di un questionario strutturato predisposto di concerto con l'Università di Firenze, attivando un confronto su 5 settori di analisi. Dal confronto tra operatori economici vengono identificati due serie di driver dell'eccellenza competitiva delle aziende "campioni": quelli di dinamismo aziendale e quelli di eccellenza reddituale. Gli interventi di importanti imprenditori quali Luigi Lazzareschi (Sofidel), Mauro Celli (A.Celli Paper), Fabio Boschi (Faper Group), Maurizio Fagni (Fabo), Pietro Angelini (Navigo Toscana), Paolo Carli (Henraux), Marco Pacini (Bardi), Maurizio Arbi (Arbi), Roberto Rosi (Calzaturificio Sandy Shoes), hanno evidenziato sollecitazioni a cui ha risposto Stefano Barrese, responsabile Area Sales e Marketing di Intesa Sanpaolo, presentando le possibili forme di partnership che le aziende possono sviluppare attraverso il Gruppo grazie al nuovo modello di servizio per le imprese.

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