Il Tirreno

Lucca

Oltre a quella della magistratura

Inchiesta interna sulle motivazioni dell’incidente

TASSIGNANO. «Il caporal maggiore era un alpino paracadutista Ranger che fa parte del comando operazioni speciali dell’Esercito e che stava prendendo l’abilitazione al lancio con caduta libera». Il...

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TASSIGNANO. «Il caporal maggiore era un alpino paracadutista Ranger che fa parte del comando operazioni speciali dell’Esercito e che stava prendendo l’abilitazione al lancio con caduta libera». Il tenente colonnello Fabio Mattiassi, portavoce delle forze speciali dell’Esercito, poco prima delle 14 risponde alle domande dei cronisti sull’incidente costato al vita a Fabio Comini: «Dovranno essere chiariti molti aspetti di questo drammatico incidente - spiega - Per questo accanto all’inchiesta della magistratura sarà aperta un’inchiesta interna. Secondo quanto è stato possibile ricostruire c'è stato un inconveniente alla velatura principale del paracadute che non si è completamente aperto. Il militare se ne è reso conto e lo ha valutato sganciando la vela per far scattare il dispositivo di emergenza. E proprio da quel momento in avanti che dovremmo capire bene cos’è accaduto. Voglio rimarcare che sono diciassette anni che non si verificano più incidenti mortali con questa tecnica del lancio a caduta libera. Tragedie come queste fanno riflettere e servono per verificare se le attrezzature siano idonee e le tecniche necessitino o meno di ulteriori miglioramenti». A chi gli chiede se ci possa essere un’ipotesi legata a un lancio ravvicinato di due paracadutisti che, per una serie di circostanze negative, possano essersi toccati, l’alto ufficiale risponde escludendo categoricamente tale circostanza: «Non è più possibile. Da tantissimo tempo ormai i paracadutisti escono uno alla volta e sfalzati in modo che le loro discese siano isolate e lontane una dall’altra». Anche il tenente colonnello Lo Monaco del Capar Pisa sottolinea che incidenti come quello costato la vita al caporal maggiore sono rarissimi: «I sistemi di sicurezza sono migliorati sensibilmente e i paracaduti sono anche direzionabili. Gli infortuni accadono al massimo in fase di atterraggio quando il militare o il civile mettono male il piede d’appoggio e si procurano distorsioni o slogature oppure per ragioni di tipo atmosferico (non è questo il caso perché c’era il clima ideale per gli aviolanci) raffiche di vento spingono la vela in zone diverse rispetto a quelle d’atterraggio e qualche volte i paracadutisti finiscono impigliati in qualche ramo d’albero».

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