Il Tirreno

Lucca

Il Comune non ci aiuta così il festival se ne va

di Barbara Antoni
Il Comune non ci aiuta così il festival se ne va

L’appello-affondo di D’Alessandro: i costi sono alti, i servizi offerti pochi Il sindaco: apriremo un ufficio per gli eventi, quasi pronta la biglietteria

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LUCCA. Un appello, una richiesta di aiuto in pubblico e una sonora tirata di orecchie: tutte indirizzate all'amministrazione comunale. Alla presentazione del Lucca Summer Festival 2015, l'edizione tanto attesa perché suggella i diciotto anni, la "maggiore età" della rassegna internazionale di musica pop che dà vita al luglio lucchese dalla location unica di piazza Napoleone, il patron Mimmo D'Alessandro sbotta. Tutti i dissapori, le amarezze, le tensioni degli ultimi mesi, dalla polemica sui banner e sulla torretta negati in poi, sfociano lì, nella sala degli Specchi di Palazzo Orsetti che per l'occasione sfoggia un parterre di ospiti da grandi eventi.

D'Alessandro parla per ultimo e si sfoga: «Non sento calore dall'amministrazione, mi dimostri che ha a cuore questa manifestazione. Sono pronto a cederle il marchio purché la porti avanti a questo livello. Il Comune deve investire in questo festival che fa riecheggiare il nome di Lucca in tutto il mondo, che porta un indotto di 24 milioni sul territorio secondo uno studio condotto, che dà posti di lavoro a 1.100 persone quasi tutte del posto. E non è poco».

Cinque milioni il budget della Di&Gi (D’Alessandro & Galli) per l'edizione 2015 (l’anno scorso era di circa tre) del festival, quattro milioni i soldi spesi solo per la promozione. Oltre quarantamila i biglietti già venduti, alcuni concerti già con il tutto esaurito e il fenomeno Robbie Williams che porterà a Lucca 14mila fan da tutto il mondo.

D'Alessandro snocciola i numeri e rimprovera all'amministrazione di incanalare le sue manifestazioni maggiori su binari separati: «Su uno si va a carbone, ed è quello che tocca a noi, sull'altro si procede a banda larga, ed è quello dei Comics, che non sono un festival culturale ma una fiera, dove gli espositori comprano uno spazio, vanno, fanno il loro business e se ne vengono via. Noi no, siamo qualcosa di molto diverso: facciamo cultura».

Un fiume in piena. Il sindaco Alessandro Tambellini, anchor man perfetto fino a quel punto, dopo aver speso parole di elogio e apprezzamento per un festival che reputa «stellare per qualità e impegno profuso. Mi complimento con la D’Alessandro e Galli e gli sponsor che hanno reso possibile una manifestazione di grandissimo successo e della quale auspichiamo altre diciotto edizioni» (sono le sue affermazioni iniziali), quell’affondo non se lo aspetta e la replica è pronta ma non altrettanto energica.

«I Comics - dice - sono una società pubblica, il Summer Festival privata. L'ipotesi di una fondazione per il Summer? Si può pensare ma la vedo difficile. Stiamo creando un ufficio per i grandi eventi. Con il Summer Festival abbiamo comunque rapporti molto diretti e continui. Quanto alla biglietteria unica (quella sotto il Giglio, che doveva essere pronta a fine maggio come sottolinea D’Alessandro, ndr) a breve potrà essere attiva».

Ma D'Alessandro incalza. Un budget come quello di quest'anno la sua società non può permetterselo oltre un'edizione. «Il Summer - dice - si alimenta solo con la biglietteria e ogni anno è un mi-ra-co-lo (scandisce intenzionalmente le sillabe, ndr) che ci sia. Voglio servizi dal Comune. Ci vogliono soldi: i fondi che il Comune ci dà li restituiamo per oltre metà, pagando ogni anno cinquantamila euro di suolo pubblico. E occorre - sottolinea - un ufficio che coordini».

Morale della storia: se Lucca non coglie l’appello - è il messaggio di D’Alessandro - rischia di perdere il suo festival, quantomeno alcune parti e rispettivi indotti commerciali di cui beneficiano le imprese del posto. E non fra molto tempo, ma già a partire dal 2016. «Abbiamo già contatti con alcuni artisti per l’anno prossimo - dice D’Alessandro. Non so se andremo anche in altre città. Non è una lamentela, solo il tentativo di sgravare di costi la manifestazione. Lavorare in una città medievale come Lucca è bellissimo ma anche difficilissimo, specialmente quando si deve montare e smontare un concerto dopo l’altro: non si può lavorare di notte, ci sono innumerevoli prescrizioni, divieti. Molto diverso che allestire un palco in un campo o in un luogo non vincolato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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