Il Tirreno

Lucca

Nella spaccatura di Vico un mistero tutto da svelare

di Emanuela Ambrogi
Nella spaccatura di Vico un mistero tutto da svelare

Curiosi ed esperti a caccia del segreto celato sotto i resti del vecchio villaggio disabitato da almeno mille anni in Val di Lima. «Non parliamo di tesori, però...»

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BAGNI DI LUCCA. Che cosa si nasconde sotto il terreno coperto di erba quasi impenetrabile tra i resti del vecchio paese di Vico Pancellorum? Andando a scavare, a cercare, cosa sarebbe possibile scoprire, considerando che il vecchio paese è letteralmente crollato, molto probabilmente dopo un forte terremoto, e che una spaccatura lunga oltre 500 metri attraversa per metà il vecchio insediamento disabitato da almeno mille anni? E’ la domanda che, tra gli altri, si pone Virgilio Contrucci appassionato di storia e camerlengo della Vicaria Val di Lima, il quale sta progettando l'inserimento di un percorso alla scoperta della frazione di Vico Pancellorum, da inserire nel calendario delle iniziative in fase di definizione per il periodo da giugno a ottobre. Contrucci sta prendendo accordi con la associazione locale Il Risveglio che da anni promuove la cultura, le usanze e le tradizioni del piccolo paese, dove oggi vivono un centinaio di persone, ma che è meta di escursioni e posto di vacanza per un grande numero di turisti, anche stranieri. «Non possiamo parlare di tesori, ma sicuramente qualcosa di grande interesse c'è – dice Contrucci -. Non esiste purtroppo data certa e non c'è documentazione che possa attestare che cosa abbia prodotto una spaccatura così grande, dividendo la montagna letteralmente in due. Ma quando si arriva nella parte vecchia del paese si resta ammutoliti davanti allo scenario che si presenta davanti agli occhi: qualcosa ha spento la vita di un paese e di un territorio e solo chi era a lavorare nei campi si sarà probabilmente salvato. Gli altri sono morti tutti. Le spaccature mettono davvero paura tanto sono grandi. Andrebbero studiate». Il vecchio paese dove ancora nessuno ha compiuto alcun studio o ricerca si trova circa 500 metri sopra l'attuale centro abitato. Ancora più in alto si trovano i resti del vecchio castello. Vico, come le altre frazioni del comune di Bagni di Lucca, è ricco di storia e tutta da scoprire. Lo conferma il nome, che viene da alcuni fatto derivare dal latino “Panis celorum”, cioè pane dei cieli, e da altri sempre al latino “panicellum”, diminutivo di “panicum” che era un tipo di biada. “Vicus” era il villaggio.

Etimologia a parte, il mistero della spaccatura può essere un richiamo formidabile anche per il turismo, se mai ci fosse la cabina di regia necessaria per una adeguata promozione e pubblicizzazione di questi borghi incantati. Chi conosce oggi queste realtà?

«La cosa interessante - prosegue Contrucci- è che nel perimetro all'interno dei resti delle abitazioni ci sono ancora le piastre originali che ricoprivano i tetti e che vengono puntualmente ricoperte anno dopo anno dall'erba e dalla terra, oltre che danneggiate dagli agenti atmosferici. Le leggende dicono che Vico fosse un paese con tre cisterne in verticale, con coccio pesto e quindi di epoca romana. Il paesaggio fa pensare a Pompei e gli oggetti che si trovavano nelle abitazioni al momento del crollo sono rimasti dentro, sotterrate. Pietra su pietra. Da far venire la pelle d'oca». Nella vecchia Vico fu edificata la prima Chiesa dedicata a San Marco, poi, dopo la distruzione, si passa alla Pieve di San Paolo, spostata in basso, anteriore all'anno 1000. Siamo sulla strada che porta alla Francigena e anche alla via del Brennero. Il mistero si basa sulla presenza dei Templari, testimoniata dalla scacchiera, dall'albero fruttato (della vita) e da un armato scarpellinato che si trovano sul frontale della Chiesa. Il Cristo presente è un "unicum" nell'arte mondiale, mai studiato. Possibile? Non esistono articoli né pubblicazioni dettagliate sull'argomento. Solo Gabrielli Rosi ha fatto un lungo studio sul dialetto usato a Vico Pancellorum, un dialetto che si differenzia in molte parole da quello del territorio circostante e che richiama la parlata dell’agro romano, la campagna romana. Contrucci lancia l’appello studiare e divulgare cosa rappresenta questo storico paese, anche a fini turistici: qualcuno lo ascolterà?

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