Italia
“Ceccone”, l’uomo-azienda sempre rispettoso di tutti
Una vita in cartiera e la passione per la pallacanestro trasmessa dai due figli
LUCCA. La Lucart era la sua seconda casa, l’azienda che in 30 anni di lavoro aveva contribuito a fare crescere e nella quale era cresciuto.
Francesco “Ceccone” Sodini, 52 anni, era un dipendente storico della cartiera della famiglia Pasquini. Da cui era stato assunto poco più che ventenne e dove si era sviluppata tutta la sua attività lavorativa, fino a ricoprire ruoli di grande responsabilità. Come l’ultimo, quello di responsabile della cogenerazione, che lo portava a spostarsi frequentemente fra gli stabilimenti di Porcari, Diecimo e Castelnuovo.
Sodini era benvoluto, lo ripetono senza esitazioni i dipendenti della Lucart. Non ricordano che in tanti anni abbia mai fatto una lettera di richiamo a un dipendente.
«Un collaboratore stimatissimo da tutti - ricorda Massimo Pasquini, amministratore delegato del gruppo Lucart - Francesco Sodini era in azienda da 30 anni, nei quali si era sempre distinto per dedizione, competenza, correttezza e serietà».
Una persona buona, tranquilla, sul lavoro come in famiglia. Sposato con Maria Pia Manfredini, impiegata alle Poste, aveva due figli, Damiano e Riccardo, entrambi appassionarti di pallacanestro.
Il primo, 23 anni, dopo essere stato nel gruppo della Pallacanestro Lucca, attualmente gioca nella Libertas in serie D e fa il viceallenatore della squadra under 19 del Centro Minibasket Lucca in cui milita il fratello più piccolo, che di anni ne ha 18.
Proprio la passione dei figli per la palla a spicchi aveva portato “Ceccone” a seguire la pallacanestro. Era presente spesso alle partite dei suoi ragazzi, disponibile ad accompagnare i giocatori in trasferta con la sua Lancia Dedra.
Gianluca Orsi, ex allenatore delle giovanili della Pallacanestro Lucca, ora ai Gladiatorius Porcari (oltre che responsabile del Baskin) lo ricorda così: «Ho avuto i suoi figli con me per tre anni. In tutto questo periodo non l’ho mai sentito alzare i toni, mai una parola di troppo, una protesta contro gli arbitri. Davvero un genitore modello per chi fa sport. Quando si stava insieme, spesso per le trasferte, non mancavano mai sorrisi e battute. E’ con grande dolore e incredulità che ho appreso della sua tragica fine».
Valter Tardelli, dirigente accompagnatore della squadra Under 19 regionale del Cmb, si esprime sulla stessa linea: «Ci siamo conosciuti in palestra e ho scoperto una persona disponibile, gentile. Rispettosa del lavoro degli allenatori, non interferiva mai».
Sodini, fratello di Massimo, ispettore di polizia, abitava in via Sandei, al secondo piano di un piccolo condominio.
Dove i vicini lo ricordano come una persona gentile, educata, che aveva trasmesso la stessa sua educazione ai figli. Per questo tutti sono sconvolti per la tragedia: non si spiegano la feroce determinazione con cui l’assassino si è accanito contro di lui.
«Una persona buona non merita davvero di finire così», commenta un vicino scuotendo la testa.
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