Il Tirreno

Lucca

Addio mondo del calcio, vado a fare il barbiere

Addio mondo del calcio, vado a fare il barbiere

È questa la scelta di vita di Andrea Cottone, centrocampista ex della Lucchese che ha raccolto il testimone del decano Giuliano Ghini con bottega in centro

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Arrivederci calcio, vado a fare il barbiere. È la storia del ventiseienne Andrea Cottone, che rinuncia al pallone per dedicarsi a un lavoro artigianale assai snobbato dai giovani di oggi che preferiscono l’ufficio. Ecco il passaggio di testimone tra il decano dei barbieri lucchesi Giuliano Ghini e un giovane desideroso di imparare. Andrea Cottone è un nome conosciuto nel pianeta del pallone lucchese: centrocampista, classe 1989, muove i primi passi nel calcio giovanile con il Luccasette. A S. Concordio, a due passi da casa, si fa apprezzare per visione di gioco e destro preciso e potente, qualità che gli valgono il trasferimento nel settore giovanile della Lucchese. Gli anni di calcio proseguono e tra questi resteranno indelebili quelli di Vorno con la conquista (2012) del campionato e della Coppa. Suo il gol decisivo in finale a Ponsacco con un tiro imprendibile dai trenta metri. Marginone e Aquila S. Anna le tappe successive. Nell’ultima estate, fino ai tempi più recenti, offerte dei club della Lucchesia non sono mancate: le qualità ci sono e il ruolo di regista con certe caratteristiche è merce rara e non facilmente reperibile. Ma la scelta di Cottone è un’altra e ai direttori sportivi che lo hanno cercato risponde più o meno così: «Non posso, sicuramente non quest’anno, vado a fare il barbiere». Unico punto in comune che lega la vita del calciatore a quello del barbiere è il giorno libero: il lunedì.

«È andata proprio così – esordisce Cottone – ho fatto questa scelta lavorativa e per qualche mese non ho il tempo materiale per allenarmi, devo adattarmi ai tempi di quello che è e sarà la mia attività». Com’è nata l’idea di questo lavoro? «Da anni, per divertimento, mi dilettavo con gli strumenti del barbiere a tagliare capelli e curare pizzetto e baffi dei compagni. Era un divertimento giovanile. Poi due anni fa la scelta di buttarmi in questo mestiere, abbandonando gli studi di geologia». Così ha incontrato Giuliano, storico barbiere dal 1965 in via Vittorio Emanuele, vincitore negli anni di tanti riconoscimenti sul lavoro. «Giuliano nel suo negozio mi ha aiutato molto dal punto di vista tecnico. Prima ero un appassionato dilettante, con i corsi di formazione e i suoi consigli ho conosciuto i trucchi del mestiere e l’attenzione da dare al cliente».

Così la bottega Ghini è diventata Bisb, acronimo inglese di “Il barbiere è tornato”. All’interno, rinnovato arredo e un tocco di gioventù. Impossibile conciliare vita da mediano e vita da barbiere? «All’inizio è impossibile. La necessità di formarsi, l’organizzazione del negozio, la gestione dei prodotti e gli orari non danno l’opportunità per allenarsi. Impossibile sicuramente andare in club che si allenano a tanti chilometri i distanza. Non ho rimpianti. Mi sveglio ogni mattina sapendo di andare a fare un lavoro che mi piace e per quanto riguarda il calcio aspetto di stabilizzarmi nella gestione di un’attività ancora nuova. Ho ventisei anni, ho tempo per recuperare il tempo perduto. La priorità è quella del lavoro».

Ai ragazzi che sminuiscono il lavoro artigianale per quello di dottori, cosa vuole dire? «Studiare è certamente utile. Se poi, terminati gli studi, si dovessero trovare solo occasioni in campo artigianale o commerciale, queste vanno colte al volo senza rimpianti. Il lavoro artigianale può dare grandi soddisfazioni».

Siamo seduti davanti ad uno specchio gigante ciocche di capelli cadono sul telo che copre i nostri vestiti. Tra il profumo di dopobarba, il pennello insaponato e il rumore delle forbici, si parla di calcio, donne, auto e moto. Eh sì, il barbiere al mondo d’oggi è rimasto uno dei luoghi in cui è rimasta un po’ di vanità maschile.

Michele Citarella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino