Espulso un giovane imam sospettato di estremismo
Provvedimento deciso dal ministro Alfano per motivi di sicurezza nazionale L’immigrato operava nel centro islamico di Capannori, la moglie è pisana
LUCCA. Il pericolo dell’Islam integralista è più vicino di quanto possa sembrare. E ieri mattina alle 7 tre pattuglie con otto agenti della polizia hanno notificato - per la prima volta in Lucchesia - un provvedimento di allontanamento dall’Italia per motivi di sicurezza nazionale a un «imam» di origine maghrebina che vive da oltre un decennio nel nostro Paese. Un’espulsione voluta, in seguito a un quadro informativo che comprende gli ultimi dodici mesi dell’attività di guida spirituale, direttamente dall’inquilino del Viminale: il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
L’imam allontanato. La «minaccia per la sicurezza dello Stato» si chiama Abdel Mounime Haida, 33 anni, sposato con l’italiana S.G., 29 anni, originaria di Pisa, casalinga, convertitasi all’Islam e madre di tre figli con un quarto in arrivo. La donna è sotto choc. Al di fuori della sua attività nel centro di preghiera a Capannori per i conoscenti e i vicini di casa sino a ieri mattina appariva una persona irreprensibile. Uno stakanovista del lavoro.
Autista di una lavanderia fiorentina che alla guida del furgone della ditta si alza all’alba per fare il giro degli alberghi e dei ristoranti caricando lenzuola e tovaglie sporche e portandole in sede. Dopo aver vissuto per un breve periodo ad Altopascio attualmente abita in via Stradone a Camigliano. E proprio lì che ieri mattina gli agenti della volante e il personale in borghese della Digos - sotto la direzione del questore Vincenzo Ciarambino - lo hanno prelevato per condurlo prima davanti al giudice per la convalida e poi, in applicazione della normativa ministeriale, trasferirlo a Roma e da lì su un aereo diretto a Marrakech in Marocco dove verrà preso in consegna dalla polizia del paese nordafricano.
La contestazione. La polizia monitorava con grande attenzione l’attività di Haida da circa un anno. Da quando cioè, stando agli inquirenti, attraverso segnalazioni sia interne al centro di culto islamico sia esterne e inerenti il comitato analisi strategica antiterrorismo, l’atteggiamento della guida spirituale e morale dei mussulmani della Piana era cambiato. Aveva assunto, stando all’accusa, toni radicali e oltranzisti nei confronti dell’Europa durante gli incontri con i fedeli. Il predicatore definiva «miscredente» il mondo occidentale e sosteneva con forza la necessità per i mussulmani di portare avanti la parola di Allah modificando gli usi e le abitudini dei popoli occidentali. Il tutto usando toni da tribuno in grado di creare proseliti nelle menti più fragili. Dai controlli nei suoi discorsi non è emerso un invito vero e proprio ai fedeli di unirsi allo stato islamico o ad Al Queda. Ma sicuramente un’esortazione ai moderati dell’Islam di passare ad azioni concrete contro la cultura predominante in Europa. Un modo più o meno diretto di propagandare la linea dura della jihad. Un’azione che, stando al ministero dell’Interno e alla polizia, rischiava a lungo andare di diventare estremamente pericolosa anche per gli abitanti della Lucchesia.
Perquisizioni. Un caso clamoroso, quello dell’espulsione dall’Italia di Haida, indice però di una situazione di malessere diffuso della comunità islamica che conta in quattro centri di preghiera in Lucchesia. Tutti monitorati con la massima attenzione. Al momento della notifica del provvedimento la polizia ha effettuato anche una perquisizione domiciliare alla ricerca di armi o altro materiale di propaganda contro l’Occidente sia cartaceo che su personal computer. Ma gli investigatori, che hanno inviato un’informativa alla procura, non hanno trovato niente di ciò che cercavano. Al provvedimento emesso dal ministro il legale dell’«imam» può far ricorso entro 30 giorni al Tar del Lazio tramite il consolato italiano in Marocco.
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