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Lo psicologo: «La sofferenza altera la capacità di essere genitori»

Lo psicologo: «La sofferenza altera la capacità di essere genitori»

LUCCA. «La sofferenza spesso altera e condiziona la capacità di essere genitori a discapito del ruolo». Lo psicologo-psicoterapeuta Renato Bertolucci, giudice onorario al tribunale per i minori di...

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LUCCA. «La sofferenza spesso altera e condiziona la capacità di essere genitori a discapito del ruolo». Lo psicologo-psicoterapeuta Renato Bertolucci, giudice onorario al tribunale per i minori di Firenze, cerca di dare una spiegazione al caso della madre che ha accompagnato la figlia dallo spacciatore per evitarle guai peggiori. «È una notizia che deve far riflettere. Ci sono due persone, due storie, due disagi, due sofferenze. La condizione di estrema sofferenza espone il genitore a cercare di fornire una risposta, non quella ideale, non quella reale, ma quella che accontenta la richiesta del figlio o della figlia. La sofferenza a volte, non sempre, condiziona e altera la capacità di essere genitori a discapito del ruolo.

«La famiglia del terzo millennio è diversa dal contesto passato. Anticamente si dava del voi, poi si è passati al tu, pronomi che però rispettavano dei ruoli, Adesso non c'è un pronome, c'è meno rispetto, non c'è il ruolo esercitato. I genitori sono troppo impegnati e i figli hanno altri maestri, non sempre positivi. In Inghilterra la polizia viene chiamata per aiutare i genitori nell'esercizio del loro ruolo, anche per regolamentare l'uso del telecomando del televisore al figlio. Perché i figli non riconoscono l'autorevolezza del genitore. Va ricordato che autorevolezza non significa imposizione autoritaria. Il ruolo cresce nell'esercizio della relazione genitore-figlio, non ci si perde di vista, si dialoga, ci si confronta. Ma per crescere insieme al figlio ci vuole tempo e la società del terzo millennio non lo concede. Ma per trovare il tempo per crescere con i nostri figli, un genitore deve solo dare priorità ai suoi impegni ricordandosi dell'esercizio del ruolo. Alcuni giorni fa ho letto di genitori che ricorrono a investigatori privati per conoscere le abitudini dei propri figli. Per conoscere i propri figli basta solo non perderli di vista. Esserci per loro e con loro, senza dimenticare le regole e ruoli».

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