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All’asta per sei milioni la Ciardella di Socciglia

di Luca Cinotti
All’asta per sei milioni la Ciardella di Socciglia

Il 15 aprile l’incanto per l’azienda che produceva pellicole plastiche a Borgo a Mozzano. In crisi dal 2012, a dicembre 2013 era venuto meno l’impegno di acquisto di una società italo-svizzera

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BORGO A MOZZANO. Sei milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Quelli necessari per acquistare all’asta giudiziaria l’azienda Ciardella, che fino a dicembre 2013 produceva pellicole plastiche per l’imballaggio industriale e alimentare.

Un punto d’arrivo traumatico, per una vicenda che era nata sotto altri presagi, soprattutto per i lavoratori dell’azienda che si trova in via del Brennero alla Socciglia. A inizio 2013, infatti, la Ciardella aveva presentato richiesta di concordato preventivo, al quale il tribunale di Lucca aveva dato parere preventivo, soprattutto sulla base del fatto che c’era un impegno all’acquisto del ramo d’azienda da parte della società italo-svizzera “Plastic and Iron srl” che dall’ottobre del 2012 lavorava in affitto presso la Ciardella e presso la Teca, altra azienda del gruppo anch’essa interessata da un concordato preventivo.

Insomma, sembrava che potesse replicarsi quanto avvenuto in altri casi simili, anche a Lucca: ultimo caso, quello del molino Maionchi acquistato dal gruppo Casillo che già da tempo lavorava nello stabilimento.

Quando il percorso pareva già tracciato, a dicembre del 2013, poco prima di Natale, era arrivata la doccia fredda: la “Plastic and Iron”, infatti, decideva di fare marcia indietro, svincolandosi dall’impegno di acquisto della Ciardella e anche dalla produzione, costringendo alla mobilità 44 lavoratori.

Ora la storia sembra essere arrivata al capolinea: il 10 aprile prossimo, presso lo studio del notaio Gaetano Raspini a Lucca ci sarà l’incanto per cercare di trovare un acquirente. I sei milioni previsti come base d’asta comprendono innanzitutto la ditta, la denominazione, i brevetti e tutto quello che viene denominato “bene intangibile”. Ma, ovviamente, il grosso del lotto è rappresentato dai beni mobili, da quelli conservati nel magazzino e soprattutto dalla piena proprietà dello stabilimento industriale dove venivano prodotte le pellicole in plastica. Si tratta di una serie di capannoni lungo il Brennero, per una superficie complessiva di oltre 22.000 metri quadri.

Tutto da vedere se questo primo tentativo di asta andrà a buon fine. L’impegno economico, infatti, appare elevato anche perché in questo settore la concorrenza è alta e l’azienda, dopo oltre un anno di stop, rischia di essere di fatto fuori dal mercato. L’unica alternativa percorribile sembra essere quella di un operatore già presente nel settore che voglia espandere la propria rete produttiva. E che, soprattutto, possa cercare di dare una risposta ai lavoratori che oggi sono senza occupazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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