Il Tirreno

Lucca

Una folla per Fabio sempre pronto ad aiutare i deboli

di Nadia Davini

Gremita la sala della Croce Verde per l’ultimo saluto a Lucchesi, il maestro ambientalista ucciso da un infarto

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LUCCA. Partecipazione e grande commozione per l’addio a Fabio Lucchesi, il maestro ambientalista morto a 53 anni ucciso da un infarto. Ieri alla Croce Verde un fiume di persone si è stretto attorno al figlio Nicola, che ha voluto ricordare il babbo con fotografie, video e canzoni; alla moglie Grazia, con la quale ha condiviso ogni cosa; agli amici di una vita, ai compagni delle battaglie di questi ultimi trent'anni, ai colleghi di scuola, ai genitori, ai rappresentanti dell'associazionismo lucchese e delle istituzioni, dai sindaci Alessandro Tambellini, Luca Menesini e Alberto Baccini, gli ex assessori Alessio Ciacci e Eugenio Baronti, la vice sindaco Ilaria Vietina e l'assessore Celestino Marchini. E poi tutte quelle persone che magari ne avevano sentito parlare o l'avevano incrociato per caso durante un corteo o in un'assemblea, o che magari lo cercavano ogni qual volta ci fosse da organizzare una mobilitazione per difendere i beni comuni. «Fabio è il Piccolo Principe - dice commosso Rossano Ercolini, amico storico di Lucchesi e insieme a lui e a Giuseppina Abate fondatore di Ambiente e Futuro - la sua frase preferita era "l'essenziale è invisibile agli occhi" e lui è riuscito a capirne fino in fondo il significato e a farlo diventare il motore di tutta la sua vita: l'essenziale non si vede, ma si sente, sta nel cuore». Giovedì la scuola primaria di Capannori ricorderà Fabio con uno spettacolo a lui dedicato, ricordando che potevi trovarlo nelle magliette gialle dell'Allegra brigata, negli striscioni preparati per un presidio ambientalista o per una manifestazione contro ai tagli all'istruzione. E ancora nei colori dell'arcobaleno che compongono la bandiera della pace e nei fondi di caffè dove ora stanno spuntando timidi funghi lasciati crescere in un'aula della scuola primaria di Capannori. Oppure negli spettacoli in piazza, dove dopo un intervento al microfono, indossava i panni di un giullare giocherellone che intratteneva bambini e adulti, mimando il suono di una tromba o di un sassofono. In tutto questo e in molto di più c'era Fabio Lucchesi. C'è sempre stato, da quando il suo impegno accanto agli ultimi, ai più deboli, agli indifesi e contro le ingiustizie, contro i soprusi e le miopie è diventato il suo agire quotidiano. La passione che smuoveva ogni cosa: la lezione in classe, il laboratorio teatrale a scuola, le riunioni per migliorare la didattica e renderla più inclusiva, le assemblee serali in difesa dei diritti, si chiamino essi ambiente, paesaggio, istruzione, acqua o salute, le manifestazioni, gli spettacoli insieme ai ragazzi disabili, il suo darsi nella vita privata come in quella pubblica, il suo mescolarsi con i più piccoli, che lo guardavano come un gigante buono, un punto di riferimento.

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