Il Tirreno

Lucca

Presidio davanti alla Anthea: «Dateci almeno la mobilità»

di Nadia Davini
Presidio davanti alla Anthea: «Dateci almeno la mobilità»

Sgomenti i dipendenti messi nei guai dalla chiusura improvvisa dell’azienda dopo che il proprietario aveva dichiarato di aver predisposto un piano di rientro. «Auricchio ci ha abbandonati»

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LUCCA. Sedici anni a fianco di Camillo Auricchio come operaio specializzato, il suo lavoratore più anziano, quello che ha formato e seguito i nuovi venuti, assunti dopo di lui. Poi, da un giorno all'altro, i cancelli chiusi e niente più certezze. «Sono quello più vecchio qua dentro, avevo un rapporto stretto con Auricchio, c'era reciproca fiducia. Ecco come mi ha ricompensato». È la storia di Mauro, che dentro Anthea ha passato tanti anni e che ora si ritrova disoccupato. Una storia comune a tutti i suoi colleghi e amici, da quando il 7 gennaio, a lui come agli altri lavoratori dell'azienda di via della Canovetta, è stata comunicata la decisione di mettere in liquidità la società. «Ho aspettato qualche settimana – racconta – poi ho deciso di dimettermi per giusta causa. Non potevo aspettare ancora, non posso restare senza stipendio. Anche io, come tutti gli altri miei colleghi, devo riscuotere sette mensilità arretrate e chi sa quando e come qualcosa si smuoverà. C'è poco da dire, sembra un incubo infinito».

Ieri la Fillea Cgil, insieme ai dipendenti e agli operai di Anthea, ha deciso di organizzare un presidio proprio davanti allo stabilimento. Un modo per chiedere attenzione e spingere affinché si arrivi a una soluzione il prima possibile. «L'idea del presidio – spiega Alessia Gambassi, rappresentante della Fillea Cgil - è nata dopo che, per l'ennesima volta l'azienda ha chiesto il rinvio dell'incontro che avrebbe dovuto mettere la parola fine a tutta questa vicenda, previsto inizialmente per mercoledì. In questi anni abbiamo seguito tante aziende fallite nel mondo dell'edilizia, ma nessun imprenditore fino ad oggi si era sottratto dal fare tutto il possibile per venire incontro ai lavoratori. La nostra richiesta è chiara: vogliamo che l'azienda accetti e autorizzi la messa in mobilità su base volontaria di tutti i dipendenti». La mobilità, infatti, viene gestita direttamente dall'azienda e nel campo dell'edilizia non ha alcun costo per il datore di lavoro. «Ci stiamo appellando a chiunque, alla Provincia di Lucca, al sindacato, all'Associazione degli Industriali: per favore dateci la mobilità, per favore muovetevi in modo tale che l'azienda accetti la nostra richiesta – dicono –.Per noi è fondamentale: con la mobilità possiamo bloccare i mutui e abbiamo maggiore possibilità di essere assunti altrove, grazie agli incentivi. In questo momento è un dramma: non solo non riscuotiamo da sette mesi, ma non abbiamo idea di quale sia il nostro futuro. Al momento siamo in ferie e continuano a tenerci in una situazione di totale incertezza: forse procedono con il concordato preventivo, forse un'altra impresa è interessata ad acquistare un ramo di azienda o forse niente di tutto questo». Ripercorrono i passaggi della vicenda, iniziata un anno fa. «Sono stato sei mesi in Mauritania nel deserto per installare un impianto fotovoltaico e a ottobre scorso eravamo anche riusciti a metterlo in funzione – si sfoga un operaio – Sono di Milano e sono l'ultimo assunto di Anthea. Poi sono stato mandato anche in Inghilterra, per altre commesse. Abbiamo dovuto comprare tutto di tasca nostra, dai materiali al cibo, perché la carta di credito di Anthea non funzionava». «Se Auricchio avesse chiesto a gennaio 2014 gli ammortizzatori sociali saremmo usciti dalla crisi – incalza un'altra dipendente –. Dov'è il nostro datore di lavoro adesso? Non c'è, eppure noi ci siamo stati, accanto a lui e vicini all'azienda, anche per tutti i mesi che non ci pagava lo stipendio. A dicembre scorso aveva assicurato un piano di rientro, ci aveva tranquillizzati: invece ci ha abbandonati».

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