Il Tirreno

Lucca

Chiari condannato per falso ma non ci fu corruzione

di Luca Tronchetti
Chiari condannato per falso ma non ci fu corruzione

I giudici hanno assolto con formula piena Volpi, Baraldi, Pera e Giorgetti Due anni all’ex assessore e all’ex segretaria Picchi per la delibera di giunta

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LUCCA. La camera di consiglio dura mezz’ora. Segno che il collegio giudicante si era fatto un’idea precisa sulla vicenda nel corso del dibattimento. E quando a mezzogiorno il presidente Valentino Pezzuti legge il dispositivo nessuna delle parti - accusa e difesa - rimane sorpresa più di tanto. Per i giudici non ci fu corruzione. Quella vendita del Comune alla Safill (controllata del gruppo Salov) di 62 posti auto alle Officine della Latta non fu effettuata a un prezzo si favore per l’intervento dell’ex superassessore Marco Chiari che in quel complesso aveva l’ufficio. I giudici hanno ritenuto congrua l’offerta di 400mila come sosteneva il dirigente-testimone Alberto Pelletti, funzionario comunale. Perché la prima offerta, quella di 800mila euro, non fu frutto di un’attenta valutazione peritale e il prezzo venne concordato visto che in quella zona di parcheggi ce n’erano pure troppi. Assoluzione con formula piena («perché il fatto non sussiste») quindi per l’ex rappresentante legale della Safill Umberto Pera (difensore Lodovica Giorgi), il rappresentante legale Safill Alberto Baraldi, 62 anni, di Pietrasanta (avvocato Salvatore Salidu), per il geometra e consulente di fiducia Safill, Fabio Giorgetti (legale Maurizio Campo) e per l’ex direttore generale del Comune, Massimiliano Volpi (avvocato Gianfelice Cesaretti). E, naturalmente per l’ex assessore della giunta Favilla, Marco Chiari (avvocato Sandro Guerra). Logicamente la Safill srl di Massarosa, rappresentata da Alberto Fontana, citata a giudizio in base alla legge sulla responsabilità degli enti non dovrà sborsare un euro dei 200mila che avrebbe dovuto tirare fuori in caso di condanna dei suoi dirigenti per corruzione.

Falso in atto pubblico. Ma quella telefonata intercettata dalla pg dei carabinieri nel corso dell’indagine per conto della procura sulla riunione di giunta dell’8 marzo 2011 unita alla testimonianza circostanziata dell’ex assessore Elio Cappellini costa al geometra ed ex superassessore Marco Chiari la prima condanna penale (anche se il suo legale ricorrerà in Appello) per falso in atto pubblico. Due anni di reclusione (con la sospensione della pena) per lui e per l’ex segretario generale del Comune Tiziana Picchi, 59 anni, di Pontedera. La frase «ti metto assente» pronunciata al telefono dalla segretaria all’ex superassessore che per Cappellini era presente è la prova regina dell’accusa che ha convinto il collegio. Il pm Fabio Origlio per un verso e i legali dei due condannati (Guerra e Dal Corso) per l’altro attendono le motivazioni per ricorrere in Appello.

Parla Chiari. Lui non era in aula, ma poco dopo la lettura del dispositivo, invia un comunicato: «Con la sentenza si è voluto dimostrare che la corruzione non sussiste. E questa, dopo che si erano già espressi il Riesame e la Cassazione, è la riprova che non sono un corrotto. È vero che vengo condannato a 2 anni, pena sospesa, per falso in atto pubblico, riferita ad una delibera di giunta comunale, ma sin da adesso dichiaro che presenteremo appello, perché anche di quello verrà dimostrata la non esistenza. Ma è anche vero che il processo madre era la corruzione. Questa sentenza ha dimostrato dopo 4 anni quello che ho sempre sostenuto: non esiste e mai è esistita corruzione da parte mia».

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