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Fallimenti veloci per salvare le aziende
LUCCA. Da cattedrali nel deserto, rottami di aziende del tempo che fu e stando ai giudici da trent’anni senza investimenti e manutenzione e con macchinari obsoleti i Molini Maionchi e San Pietro a...
LUCCA. Da cattedrali nel deserto, rottami di aziende del tempo che fu e stando ai giudici da trent’anni senza investimenti e manutenzione e con macchinari obsoleti i Molini Maionchi e San Pietro a Vico sono destinati non solo a salvaguardare i posti di lavoro esistenti, ma anche ad ampliare l’offerta con la possibilità di nuove assunzioni. Il salvataggio di quello che giudici e commercialisti ritenevano «un caso disperato» è arrivato dalla famiglia Casillo, casa madre a Corato e altri 8 stabilimenti in Italia. Un’azienda solida che vuol investire. In due anni grazie allo straordinario lavoro del giudice delegato Giacomo Lucente, del commissario giudiziale Riccardo Della Santina e dei professionisti Gaetano Anastasio, Giovanni Iacomini e Giovanni Bulckaen che hanno lavorato in condizioni difficili e alle prese con mille problematiche da risolvere sul piano urbanistico l’affitto d’azienda si è trasformato in acquisto dei due immobili e della ripresa dell’attività molitoria. L’impressione è che l’esperienza dei due Molini si ripeta a breve anche con aziende importanti in fase di decozione. Inutile e persino dannoso, per i giudici del tribunale fallimentare, portare avanti concordati preventivi che nel 99% non rianimano l’azienda e non risolvono il problema occupazionale. Meglio, come accade ormai in tutti i paesi europei, darci subito un taglio e arrivare al fallimento specie se c’è un’impresa importante interessato all’acquisto e al rilancio aziendale. Aspettiamoci che il modello del Molino San Pietro a Vico venga esportato ad altre imprese locali ormai destrutturate. (l.t.)
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