«Hanno voluto distruggere l’Eurosak, ma mi difenderò»
LUCCA. In merito alla vicenda Eurosak l’industriale Marco Colombini scrive una lettera in cui afferma in sostanza quanto segue. «Nel 2008, all’inizio della crisi economica, l’Eurosak si trovò...
LUCCA. In merito alla vicenda Eurosak l’industriale Marco Colombini scrive una lettera in cui afferma in sostanza quanto segue.
«Nel 2008, all’inizio della crisi economica, l’Eurosak si trovò improvvisamente in difficoltà finanziarie. Il consiglio di amministrazione di Eurosak deliberò un’urgente ristrutturazione cedendo attività non strategiche, vendendo un immobile per 3,5 milioni di euro e aumentando il Capitale Sociale di 2 milioni di Euro, il tutto sulla base di un Piano redatto dall’advisor Banca Finnat e asseverato da un noto professionista; le banche si impegnarono, dopo la vendita dell’immobile, ad immettere nuova finanza per circa 3,5 milioni di Euro. Purtroppo la società Ecolife non rispettò il compromesso di acquisto causando l’impossibilità di realizzare il Piano: tuttavia io versai ugualmente e integralmente i 2 milioni di euro dell’aumento di capitale deliberato.
«Divenuto amministratore unico della società, chiesi l’ammissione a un concordato preventivo in continuità, redigendo un nuovo piano con la consulenza di Banca Finnat che prevedeva il pagamento integrale di tutti i creditori privilegiati e il 97,5% dei chirografi; per i creditori in contenzioso, tra cui il Conai, era previsto, nell’eventualità di una totale sconfitta nelle cause in corso, un pagamento del 10%; anche questa volta le banche deliberarono all’unanimità un finanziamento di oltre12 milioni di euro da erogare dopo l’omologa.
«Nonostante il voto favorevole della stragrande maggioranza dei creditori il Tribunale di Lucca decretò il fallimento accogliendo il ricorso del Conai. Dopo il fallimento e durante l’esercizio provvisorio la curatela indisse una gara per l’affitto ed il successivo acquisto dell’azienda che fu vinta dal concorrente Selene. La proposta non fu attuata a causa dell’opposizione dell’unanimità dei dipendenti che per questo motivo presentarono anche un esposto alla Procura di Lucca. I dipendenti, riuniti in Cooperativa, fecero a loro volta una proposta di affitto di importo superiore a quello della Selene che però non venne accettata nonostante la Corte d’Appello di Firenze avesse revocato il fallimento ed omologato il concordato. Sinceramente, fin dall’inizio di questa vicenda che mi ha colpito nello spirito e nel fisico, ho visto, senza peraltro comprenderne i motivi, una volontà di distruzione, andata purtroppo a buon fine». Colombini conclude dicendo che intende difendersi dalle accuse ribadendo la sua totale e convinta fiducia nella giustizia.
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