Il Tirreno

Lucca

Chiude il ristorante di artisti e presidenti a Piazza al Serchio

di Gregorio Andreini
Chiude il ristorante di artisti e presidenti a Piazza al Serchio

Dopo 57 anni di lavoro giù la saracinesca del “Giannasi” È stato impossibile trovare chi continuasse l’attività

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PIAZZA AL SERCHIO. Nell’anno appena iniziato non ha visto l'alba il Ristorante Giannasi di Piazza al Serchio. Avviata l'attività con il suo papà il 10 dicembre 1957 a soli 14 anni dallo storico proprietario Enzo Giannasi, oggi 72enne, la sua gestione è andata avanti ininterrottamente per ben 57 anni. I proprietari dopo anni di instancabile impegno nel loro mestiere hanno deciso, entro la fine dello scorso anno, di chiudere il locale situato sotto la loro abitazione, per mancanza di continuità nella gestione e di raggiungere la meritata ed onorata pensione.

«Tanti - afferma la signora Giannasi nel soggiorno della sua casa - sono venuti lo scorso mese da noi. Fra questi alcuni speleologi dell'Emilia».

Posto di fronte alla stazione ferroviaria, il ristorante Giannasi era diventato un simbolo ed un importante punto di riferimento per chi arrivava con il treno, un po’ anche come la locomotiva lo è per chi giunge in macchina.

«Immancabili sono stati negli anni i turisti, fra questi Marina Occhiena dei Ricchi e Poveri» ricorda Enzo Giannasi, a cui con sua moglie piace ripensare anche «alle tavolate apparecchiate anche esternamente quando possibile, per tutte le occasioni con tovaglie di stoffa. E non dimentichiamo fra l'altro la storica visita del presidente della Repubblica Gronchi nel marzo del 1959 per l'apertura della galleria del Lupacino», sottolinea ancora.

Pasta casareccia dal gusto genuino come quello di una volta, scelta di cacciagioni del luogo, verdure provenienti, se possibile in ogni stagione dagli scoscesi terreni del circondario ed alimenti per ogni gusto erano parte di un menù regionale che, nei giorni feriali, compreso un buon caffè finale, poteva arrivare ad essere, nonostante le abbondanti portate, un economico pranzo di lavoro.

La cuoca, cognata di Enzo Giannasi, ricorda i 30-35 kg di funghi delle stagioni d'oro usati per le lasagne con la besciamella per tutto l'anno o le marmellate di fichi adoperate per le gustose torte casalinghe e conclude, «ricordo la volta che mi ruppi una gamba, una delle due volte che il locale negli anni chiuse. Ma poi comunque dopo pochi giorni cucinai lo stesso».

Nel 1973-74 «l’apertura della mensa dei ferrovieri qui al Ristorante sapeste quanti mal di stomaco ha guarito», afferma Enzo Giannasi. A cui piace poi anche ricordare la signora che dall'Australia a Caprignana giungeva a Piazza al Serchio e diceva «Enzo il cappuccino più buono della vallata lo fai te!».

La grandezza dei proprietari di questo locale è stata quella di riuscire a tenere ancorata nel tempo, con semplicità, la tradizione culinaria ed operativa al cambiamento generazionale in corso. «L'arroganza non porta a niente. È meglio la gentilezza, l'onestà, il rispetto verso tutti, sapendo comunque essere decisi a rispondere quando serve. Tutti ci hanno voluto bene. In questo modo ci siamo fatti un nome. Abbiamo sempre lavorato ma senza mai fare il passo più lungo della gamba. Il nostro è stato il lavoro di una vita», afferma il proprietario. Una grande perdita per Piazza al Serchio la chiusura del Ristorante Giannasi e di cui è giusto sottolineare e dare onore ora che la luce dell' insegna del locale si spegne.

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