Il Tirreno

Lucca

Inutile perché troppo oneroso il decreto penale di condanna

di Luca Tronchetti

Doveva servire per snellire i tempi della Giustizia sostituendo la detenzione con la pena pecuniaria Ma con il pagamento di 250 euro per ogni giorno di carcere gli imputati preferiscono il dibattimento

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LUCCA. Un procedimento speciale istituito per alleggerire i carichi della giustizia ed in grado di avere considerevoli benefici per il condannato: dalla non menzione nel certificato penale rilasciato a richiesta di privati, all'esclusione della condanna al pagamento delle spese processuali, sino alla dichiarazione di estinzione del reato (e quindi con cessazione degli effetti penali della condanna) decorsi due anni, in caso di contravvenzione e cinque anni, in caso di delitto, dall'esecutività dello stesso decreto penale.

Eppure l'istituto del procedimento per decreto (o decreto penale che dir si voglia) sta diventando inutile (ed in alcuni casi addirittura dannoso) per il sistema giustizia, a causa delle numerosissime opposizioni avanzate dagli indagati a cui viene applicato.

La principale causa di opposizione al decreto penale di condanna si deve al fatto che, dall'agosto del 2009, la pena pecuniaria che viene inflitta in sostituzione della pena detentiva è stata aumentata da 38 euro a 250 euro al giorno. Un aumento assolutamente spropositato. Per fare un esempio, prima di tale riforma, un mese di arresto veniva sostituito con 1.140 euro di ammenda. Adesso, dopo la riforma, la sostituzione corrisponde all'enorme cifra di 7.500 euro. E alzi la mano chi è disposto a spendere quei soldi per vedersi annullato un mese di arresto. E pensare che al tempo della lira ogni giorno di carcerazione equivaleva a una pena pecuniaria di 25mila lire. Per cui un mese di carcerazione equivaleva a circa 750mila lire.

Che l'aumento sia spropositato è sotto gli occhi di tutti e diverse volte gli stessi destinatari dei decreti penali, ci raccontano in cancelleria, si presentano in Tribunale ad esporre le loro lamentele, rappresentando di essere disposti a giocarsi la sospensione condizionale della pena piuttosto che a pagare cifre spropositate. Una volta è successo persino che un signore, condannato alla pena di 23.500 euro di ammenda ha telefonato in cancelleria dicendo: «mi avete mandato un foglio con il pagamento di un importo di 23.500 euro: o vi siete sbagliati o siete tutti fuori di testa….». Difficile dargli spiegazioni. Quindi l'Erario incassa pochissimo dalle condanne dei decreti penali di condanna e la giustizia va ancora più a rilento. Basti pensare che si perdono circa due anni di tempo dalla richiesta del pubblico ministero di emissione del decreto penale alla fissazione della prima data di udienza dibattimentale (e quindi la maggior parte dei reati, soprattutto le contravvenzioni alla legge edilizia, sono a rischio prescrizione). Per di più si spendono cifre enormi per le notifiche che vengono effettuate, quasi esclusivamente, a mezzo del servizio postale e con risultati poco soddisfacenti. E intanto la giustizia va a passo di lumaca.

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