Meteo
Speleologi fino a 1350 metri sotto terra
Scatta la spedizione di 16 esperti (c’è anche un lucchese) dentro l’abisso Roversi dove si trova un lago inesplorato
LUCCA. Gli Speleo Mannari ci riprovano. Tra venerdì e lunedì tenteranno di arrivare dove finora non è andato mai nessuno, per battere il record italiano di discesa in profondità. La “bestia” da affrontare è dentro le viscere del Monte Tambura, sulle Alpi Apuane, dove si trova la grotta più profonda d'Italia: l'abisso Roversi. Che è in compagnia di altri cunicoli da record: in questa zona sono concentrati quattro dei dieci abissi più profondi del nostro Paese.
In fondo al Roversi, a 1350 metri, c'è un lago inesplorato, che potrebbe portare ancora più giù o svilupparsi in orizzontale, collegandosi ad altri cunicoli. Sarebbe la prima giunzione al mondo di due grotte sotto i 1000 metri di profondità. Oppure gli Speleo Mannari potrebbero trovare il fiume che scorre sotto quelle montagne: il sogno di ogni speleologo. L'esplorazione del lago è prevista domenica pomeriggio, l'uscita dalla grotta lunedì in tarda mattinata: solo allora si potrà conoscere l'esito perché ovviamente dentro le viscere della terra non c'è alcun collegamento con il mondo esterno.
Da domani l'intera spedizione, in totale sedici speleologi e speleosub, inizierà ad entrare a scaglioni per attrezzare i campi base, stabiliti a 800 e a 1000 metri di profondità, oltreché preparare il percorso e l'attrezzatura da immersione.
A rincorrere questo sogno gli Speleo Mannari – gruppo nato su Facebook che raccoglie appassionati ed esperti anche da fuori Italia - avevano provato già lo scorso 12 ottobre.
Ma dovettero fermarsi a quota 1190 metri a causa della piena, che stava riempiendo la grotta dopo le ripetute bombe d'acqua abbattutesi in quei giorni sulla Liguria e sulla Toscana: sarebbe stato troppo pericoloso proseguire, così la spedizione, formata da dodici speleologi, decise di tornare indietro.
A tentare il record saranno gli stessi della volta precedente, più alcuni che si sono aggiunti.
A dispetto del nome, che potrebbe far pensare a loro esclusivamente come goliardi, il gruppo riunisce gli speleologi più esperti e quotati, tra i pochi in grado di andare a quelle profondità.
Molti i toscani, peraltro promotori del gruppo: tra loro il lucchese Gianmarco Innocenti e il viareggino Riccardo Zairo Nucciotti.
Ad esplorare il lago, però, sarà uno solo: Luca Pedrali, di Brescia, un'autorità in questo campo.
A lui il compito e l'onore di svelare al mondo quel sifone, a 1350 metri di profondità, già individuato venti anni fa dai “pionieri” - toscani e bresciani - che furono i primi ad arrivare in fondo alla grotta.
Nessuno ha mai provato a entrarvi, ma in questi anni pochi sono state poche anche le esplorazioni dello stesso abisso. Tanto che nella discesa del 12 ottobre scorso gli speleologi hanno individuato due nuovi pozzi, che questa volta sperano di poter studiare meglio. Della spedizione fa parte anche Nadia Bocchi, moglie di Pedrali, detentrice del record femminile italiano di discesa in grotta. Domenica lei e tutti gli altri arriveranno fino a 1350 metri, dove resteranno ad aspettare l'esito dell'immersione. Pedrali avrà un'autonomia di un'ora al massimo in acqua, che dovrebbe avere una temperatura intorno ai 5-6 gradi, la stessa registrata costantemente nella grotta. Dopo il pernottamento nei campi base, lunedì la risalita e il ritorno a casa. Con tanto da raccontare, in ogni caso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
