Il Tirreno

Lucca

«Tuteliamo le attività con radici antiche»

«Tuteliamo le attività con radici antiche»

Tanti commenti sulla situazione del centro storico: «Si può vivere di turismo anche d’inverno»

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LUCCA. Tanti gli interventi sul commento del nostro giornale, in cui ieri si parlava della devastante crisi del commercio dentro le Mura.

Scrive l’architetto Cristiana Ricci: «Come sempre Innocenti fa nei suoi articoli, analizza con estrema chiarezza la gravissima crisi che investe il nostro "salotto buono". A mio parere questa crisi coinvolge l 'essenza di noi stessi lucchesi, che abbiamo perso non solo "il garbo", ma la nostra identità e le nostre radici lucchesi, snaturate da una mercificazione galoppante che impone catene di negozi che vanno bene per ogni luogo. Nonostante sia, credo, impossibile fermare questo nuovo corso, bisognerebbe trovare forme di agevolazione per i negozianti che vantano una permanenza nel centro storico, questo al di là del genere di commercio che propongono, ed anche per le piccole attività artigianali siano calzolai, merciai, corniciai ecc. , che possano avere il loro giusto spazio e il diritto alla permanenza in città.Le risorse per le necessarie agevolazioni possono allora essere oggetto di stati generali del commercio, dato che, secondo il mio pensiero, le attività da tutelare devono vantare " radici e anzianità"».

Aggiunge l’avvocato Marco Brancoli: «E che ne dite del Caffè Di Simo chiuso? Non è una perdita per tutti?».

Per l’ex assessore Elio Cappellini l’analisi del Tirreno è reale: «Lucca può vivere di turismo anche d'inverno. Concordo con la proposta degli stati generali, anche perché il mondo sta cambiando e con esso anche le eccellenze della nostra città, se non si adeguano o se la città non si innova, rischiamo di perdere ulteriori posizioni. Non parlo solo del commercio, ma anche dell'industria. Lucca, oltre che degli eventi internazionali, esprime anche un turismo di qualità. Io credo che la nostra città, grazie alla qualità dei recuperi di alcune strutture, debba guardare alla convegnistica "premium", perché se è vero che i nostri angoli sono ambiti dai marchi più prestigiosi per la pubblicità dei loro prodotti, o se la città attrae come location per i film, non vedo perché non possa ambire, specie nei periodi cosiddetti "morti", ad essere un punto di riferimento per manifestazioni, convegni, seminari e corsi di aggiornamento per aziende "premium". Sicuramente non grandi numeri, ma di qualità, come appunto meritano le bellezze della nostra città».

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