Morìa di pesci nel fosso, scatta l’allarme
La causa: poca acqua nel condotto per via dei lavori di Enel alla diga di Borgo. Le carcasse saranno rimosse oggi
LUCCA. Centinaia di pesci morti che galleggiano, molti agonizzanti e molti altri alla smaniosa ricerca di ossigeno.
Una scena desolante quella che ieri si palesa agli occhi di cittadini e turisti che transitano lungo via del Fosso, spettatori sbigottiti di uno spettacolo raccapricciante. Il condotto pubblico che scorre dentro le Mura urbane, un tempo ricco di acqua pulita, utilizzato dalle nonne per fare il bucato appare, a tratti, quasi asciutto oltre che maleodorante, di una colorazione tra giallo e marrone; sulla superficie dell’acqua pesci morti di varie dimensioni.
Questo il quadro di partenza di una vicenda che assume, col passare delle ore, connotazioni grottesche, soprattutto circa responsabilità della morìa e rimozione delle carcasse: responsabilità e competenze rimbalzano da un ente e l’altro.
Il primo a segnalare la morìa è Gino Cerboncini dell’edicola di via Santa Croce, il quale già a maggio aveva presentato un esposto al’Arpat per evidenziare, oltre alla scarsità di acqua nel fosso in alcuni periodi, la presenza di rifiuti e schiuma sospetti all’altezza di piazza Varanini, vicino porta San Jacopo.
All’epoca, secondo i tecnici dell’Arpat che avevano effettuato i sopralluoghi percorrendo il fosso fino a San Pietro a Vico, la carenza di portata di acqua nel condotto era dovuta a fenomeni temporanei, mentre quella poca presente proveniva da acqua piovana di dilavamento dei terreni o da scarichi di insediamenti produttivi ma autorizzati. Quindi, niente da fare: l’Arpat suggeriva di effettuare, in situazioni di scarsità di acqua nel condotto «un’attenta valutazione degli scarichi affluenti autorizzati, al fine di possibili effetti di concentrazione di elementi dannosi per la vita acquatica» aggiungendo che, in previsione di una periodica regimazione delle acque, si stabilisse una portata minima di acqua, tale da permettere la vita acquatica.
Ma il fenomeno si ripropone, e ieri le telefonate di cittadini infuriati come Cerboncini per la morìa di pesci nel fosso si ripetono. Alcuni segnalano anche l’emissione di schiume da alcuni sbocchi nel fosso già dalla prima mattina.
Nel pomeriggio i tecnici dell’Arpat eseguono un sopralluogo, i cui esiti si conosceranno oggi. Non è detto, informano ieri dall’Arpat, che siano stati prelevati campioni di acqua. «La titolarità dell’intervento - aggiunge l’Arpat - è della polizia provinciale, in base a un preciso protocollo regionale per casi del genere».
Quest’ultima da parte sua interviene constatando la morìa di pesci. Anche esemplari di ragguardevoli dimensioni, carpe e cavedani oltre un chilo di peso. «Sono stati rilevati pesci morti nel condotto - spiega la Provincia -, ma la presenza di pesci nel fosso è incidentale. Il condotto non è un canale, né un rio né un torrente. I pesci ci finiscono incidentalmente». I pesci, in sostanza, non ci dovevano stare.
«L’’acqua di color marronegiallastro - continua la Provincia - è dovuta ai lavori che Enel sta svolgendo alla diga di Borgo a Mozzano, quelli per i quali è stato svuotato l’invaso sotto il ponte del Diavolo. I pesci muoiono per carenza di ossigeno e acqua. I lavori continueranno fino a sabato (domani ndr). Non risultano sversamenti né inquinamenti».
Con tutti quei pesci morti, si pone il problema della loro rimozione. I cadaveri andranno velocemente in putrefazione e potrebbero ostruire le griglie del condotto. Secondo la Provincia, il Comune dovrebbe emettere un’ordinanza per chiedere a Sistema Ambiente di togliere i pesci morti. A tarda sera infatti l’assessore comunale all’ambiente Francesco Raspini prende la decisione. Telefona a Sistema Ambiente e chiede che nella mattinata di oggi i suoi addetti provvedano a rimuovere le carcasse dei pesci. L’intervento quindi si farà. E sarà, come sottolinea l’ingegner Roberto Paolini, direttore dell’azienda comunale di smaltimento rifiuti, la prima volta da quasi trent’anni.
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