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Crisi Kme, allo studio un nuovo periodo di cassa integrazione
Incontro fra la direzione della multinazionale e i sindacati L’azienda ha rassicurato: non vogliamo dismettere
FORNACI. Ancora cassa integrazione nel futuro della Kme. È una delle notizie uscite a margine dell’incontro che si è svolto nella mattinata di ieri nella sede dell’Associazione industriali a Lucca fra i vertici dell’azienda e le rappresentanze sindacali degli stabilimenti italiani del grande gruppo metallurgico.
Attualmente, nello stabilimento di Fornaci di Barga, viene utilizzato il contratto di solidarietà, che andrà avanti fino all’agosto del prossimo anno. Si sta ragionando, però, sull’apertura di un periodo di cassa integrazione: l’ipotesi di accordo è ora all’esame dei vertici nazionali del sindacato e dubbi e riserve dovrebbero essere sciolti entro qualche giorno.
Dopo questo passaggio verranno convocate, spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Mauro Rossi, assemblee in tutti gli stabilimenti per decidere come comportarsi.
Quella sarà anche l’occasione per discutere le informazioni che nell’incontro di ieri sono stati forniti dai vertici di Kme Italia ai sindacati. Il Ceo Diva Moriani in primis si è spesa per cercare di rassicurare sui cambiamenti aziendali che avevano scatenato l’allarme dei sindacati. L’amministratrice, infatti, ha spiegato che questo rientra nella «strategia aziendale» per cercare di mettere a profitto le attività presenti nel nostro paese, dopo una serie di esercizi chiusi con pesanti passivi, che hanno portato al rischio di centinaia di licenziamenti. Da parte sua, Kme ha già avuto più volte modo di spiegare che i cambi in certi punti-chiave dell’organigramma aziendale non cambiano le strategie, e che non c’è, da parte del gruppo, alcuna volontà di dismissione delle attività che si svolgono, oltre che a Fornaci di Barga, negli stabilimenti di Campo Tizzoro (in provincia di Pistoia) e di Serravalle Scrivia (nell’alessandrino).
Parole che sono destinate comunque a essere soppesate da ogni lato da parte dei sindacati. Perché, complessivamente, la situazione del gruppo è ancora difficile, come testimonia la possibilità di nuova cassa integrazione. E - soprattutto - non sembrano vedersi grossi cambiamenti (in positivo) all’orizzonte.
Proprio per questo Rossi spiega che, per Fornaci, il punto centrale è capire se «vogliono oppure no portare qui alcune lavorazioni come era stato detto. Senza però che poi accadesse quasi niente».
La paura è che dopo la lotta dello scorso anno per evitare centinaia di esuberi, azienda e sindacato si possano ritrovare a fine 2015 (quando scade l’accordo che prevede il blocco dei licenziamenti) di nuovo punto e a capo. Con, in più, altri due anni di conti che non tornano.
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