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I voti di suor Gabriella nel giorno di S. Croce
LUCCA. E’ stata una Santa Croce particolare per la Congregazione missionaria delle Sorelle di Santa Gemma che domenica ha festeggiato la professione perpetua di suor Gabriella Astorino. La...
LUCCA. E’ stata una Santa Croce particolare per la Congregazione missionaria delle Sorelle di Santa Gemma che domenica ha festeggiato la professione perpetua di suor Gabriella Astorino. La celebrazione, presieduta dal vescovo di Lamezia Terme Luigi Antonio Cantafora, si è tenuta nella chiesa parrocchiale di Camigliano. 36 anni e una grande passione nella voce quando racconta la sua storia, Gabriella Astorino è infatti originaria di Crotone e la sua è una storia normalissima come quella di tante altre ragazze: il catechismo frequentato fino a 14 anni e l’ambiente della parrocchia lasciato poco dopo la cresima. Poi i fidanzati e storie sentimentali importanti anche negli anni dell’università a Catanzaro. «Non avevo alcun tipo di interesse per la Chiesa ma poi nell’ultimo anno di studio ho iniziato ad avere alcuni dubbi e quando una mia coinquilina è rimasta incinta in un rapporto occasione e ha deciso di abortire, sono dovuta tornare a Crotone per confrontarmi con il mio parroco. Lì ho capito di avere dentro qualcosa che mi poneva domande più importanti». Da lì la scelta di fare il servizio civile nel campo profughi Sant’Anna, a Capo Rizzuto, e la conoscenza con le suore di Santa Gemma con le quali è andata in missione in Africa. Poi la svolta perché durante una visita di 20 giorni a Lucca è rimasta folgorata dal crocifisso di Santa Gemma che si trova nella casa Giannini, in via del Seminario. «Ho deciso di entrare nelle suore il 13 gennaio del 2005 e ho iniziato il percorso che dura 9 anni. Ora si è appena concluso l’iter formativo e ho dato il mio sì perpetuo, con un vincolo molto più stretto con la comunità. Dalla Calabria è salita una trentina di persone e poi ancora tanti amici da molte parti d’Italia e addirittura dall’Africa. A tutti ho chiesto di non fare regali, ma di sostenere il mio progetto missionario per la realizzazione di una struttura sanitaria in Congo».
Alessandro Petrini
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