Il Tirreno

Lucca

Licenziati gli 83 lavoratori della Cipriano Costruzioni

di Luca Tronchetti
Licenziati gli 83 lavoratori della Cipriano Costruzioni

Naufragato il concordato in continuità come anticipato a fine luglio da Il Tirreno Dopo i due dipendenti assunti dalla Geonova in corso colloqui con altre aziende

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BORGO A MOZZANO. Le ipotesi formulate dai consulenti della «Cipriano Costruzioni» non si sono rivelate efficaci e il concordato triennale in continuità misto aziendale è naufragato. Le anticipazioni riportate da Il Tirreno nell’edizione del 29 luglio hanno trovato conferma in tribunale e le trattative in ambito provinciale - alla presenza delle istituzioni - non sono servite a scongiurare la chiusura e la messa in liquidazione di un ex colosso dell’edilizia che nel 2009 viaggiava con il vento in poppa. Ma che la situazione era grave lo aveva capito, già tre mesi dopo aver ricevuto l’incarico dal tribunale fallimentare, il commissario giudiziale Franco Della Santa che pure aveva fissato per giovedì 18 settembre l’assemblea dei creditori. Il professionista ha dovuto relazionare il giudice delegato Giacomo Lucente della mancanza di presupposti per portare a termine il piano stabilito. E così, con la sospensione dell’attività lavorativa, il commissario giudiziale spera di vendere i complessi immobiliari e i beni strumentali di proprietà della «Cipriano» per evitare il fallimento e soddisfare i creditori sia privilegiati che chirografari. Il passivo di 30 milioni di euro è sostanzialmente diviso tra gli istituti di credito (20 milioni) e i fornitori (7 milioni). Per quanto riguarda l’occupazione ad oggi non è pervenuta al commissario giudiziale alcuna proposta ufficiale di affittanza. Per i lavoratori, oltre ai due dipendenti assunti dalla «Geonova» di Fornoli, azienda del settore noleggio e sollevamento, in queste settimane ci sono stati dei colloqui tra alcuni dipendenti e aziende della provinciale al momento senza esito. «Per la valle del Serchio - sottolinea Giovanni Ferrari della Fillea Cgil - è l'ennesimo duro colpo occupazionale difronte al quale non è possibile rimanere in silenzio a guardare. Questi 83 lavoratori hanno famiglie e mutui da pagare e si vanno a sommare ai circa 1500 edili che hanno perso lavoro dal 2008 a oggi in provincia e molti dei quali non hanno ancora trovato soluzione al loro dramma». A rischio anche l'indotto che da tempo gravitava intorno all'impresa; «In tutta questa situazione di crisi sta aumentando l'illegalità, il lavoro nero e la mancanza di sicurezza nei cantieri. I lavoratori, sotto ricatto, pur di lavorare, aprono false partite Iva. Vanno tutelate e aiutate le imprese regolari che scontano la concorrenza sleale».

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