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«Una botta tremenda, ma riapro»

«Una botta tremenda, ma riapro»

Il gestore del ristorante Queen: «Messo in croce per piccole carenze. La mia attività dà fastidio»

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LUCCA. Ha chiamato una ditta specializzata per una disinfestazione generale, sta eseguendo le migliorie prescritte dall’Asl e si prepara a riaprire Paolo Fantozzi, il gestore del ristorante Queen di via Cenami, chiuso dai Nas dopo il sopralluogo dei giorni scorsi.

«Ma la botta è stata davvero grossa – dice –. Non tanto per l’arrivo dei Nas, quanto per il contesto in cui va inserita secondo me l’intera vicenda e soprattutto per il clamore che ha avuto e il modo in cui è stata divulgata. Lo scriva pure: io sono più che contento del fatto che in due ore e mezzo di sopralluogo non sia stato trovato un alimento scaduto o mal conservato e che la multa sia relativa alla presenza di qualche scarafaggio nell’ambiente che custodisce i bidoni dell’immondizia e del locale adiacente, adibito a magazzino, ma dove non ci sono alimenti freschi. Dico la verità: non so quale esito avrebbero controlli altrettanto accurati in tanti locali che, come me, lavorano al piano terra di un centro storico antico come quello di Lucca. Però sono stato messo in croce. Il danno di immagine è grave e arriva in una stagione dove già registravo, io come gli altri, un calo nelle presenze ai tavoli del 40%».

Secondo Fantozzi, tutto è partito dal fastidio che danno a qualcuno i tavoli all’aperto, dove la gente cena fino a tardi, e il fatto che il locale sia aperto tutto l’anno, spesso anche senza fare turni di riposo.

«Ne vuole sapere un’altra – continua il gestore –. Il Comune non voleva farmi mettere i tavoli fuori con la scusa della ordinanza che riconfigura il carico e scarico delle merci. Una decisione che, se niente c’è, mi agevola perché i camioncini non passano più da via Cenami. E in ogni caso lo spazio lo avrebbero lo stesso. Ma ho dovuto rivolgermi ad un avvocato per poter avere la concessione per il suolo pubblico».

Fantozzi dice la sua anche su altri particolare che hanno destato scalpore: «Il “cane di grossa taglia” che girerebbe indisturbato per il locale – afferma – è questo qui (e lo fa vedere). E’ un cagnolino di 17 anni, operato di recente a un tumore, cieco e che si muove a stento: lo tengo in un cantuccio dell’angolo-bar, lontano da qualunque alimento. Sono solo, non so a chi lasciarlo, e non è vietato fare entrare animali nel mio ristorante».

Qualche ammissione sulle carenze però arriva: «E’ vero che in certi punti il pavimento è sgretolato, rendendo proble matica una pulizia radicale. Il proprietario del fondo e disposto a fare i lavori, ma in questo momento ha già dovuto spendere per il tetto. In ogni caso vedrò di intervenire. Come per gli scarafaggi: di giorno non si vedono, vengono fuori la notte. Non sono tanti, ma ogni mattina ne trovo qualcuno morto nei punti in cui utilizzo il disinfestante. La ditta che ho chiamato farà una bonifica accurata ma, ripeto, non credo che la mia situazione sia così diversa da quella di tanti altri ambienti. Ad ogni modo farò tutto quello che l’Asl prescrive e poi riaprirò. Poi voglio anche andare a fondo sui danni che ho ricevuto dal modo in cui la vicenda è stata trattata. Da giorni la gente passa da qui e indica il mio ristorante come fosse quello di un mostro».

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