Il Tirreno

Lucca

Un’apocalisse a Torre la strada è sparita

di Barbara Antoni
Un’apocalisse a Torre la strada è sparita

Impossibile rientrare per i turisti sorpresi fuori dal nubifragio. Terrore nell’abitazione e su cui si è “appoggiata” una collina. Albero su un’auto: due giovani salvi per miracolo

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LUCCA. Il fango dappertutto, gli alberi spezzati, brandelli di collina smottati e precipitati sulla strada, il sole a dispetto di una notte davvero da dimenticare. E il silenzio, totale, come regna dopo ogni tempesta, anche di quelle più furiose come è accaduto ieri notte. Silenzio intervallato dalle voci che si perdono della gente e dei volontari al lavoro, dal rumore del torrente Freddana che continua a scorrere impetuoso, limaccioso, impastato di terra rossa, che si porta via alberi interi sradicati.

Sono le immagini delle ore dopo il nubifragio che si è abbattuto, ieri notte fra le 23,30 e le 2, sulla stecca di territorio lucchese che si dispiega lungo il corso del torrente Freddana, sulla via per Camaiore, comprendendo le frazioni di Cappella, Torre e Monsagrati e sulla zona collinare di Forci, Vecoli e Castagnori. La gente parla a voce bassa, ancora sbigottita per quella furia inaudita dell’acqua: ne sono caduti 160 millimetri in tre ore, un evento inatteso, nessun allerta meteo lo ha preceduto.

Torre alta e Torre bassa sono le zone più colpite dal nubifragio. Il centro della frazione, quello alto, è isolato: i volontari della protezione civile stimano che circa trecento persone siano bloccate a casa, quasi tutti stranieri che hanno eletto il borgo antico a buen retiro. Due di questi stranieri innamorati della Lucchesia tanto da acquistare un’abitazione a Torre alta sono Jos Reijers e Mijnrje Visseks, una distinta coppia olandese. «Eravamo a cena in un ristorante di Monsagrati - raccontano -, non siamo potuti rientrare a casa: la pioggia era fortissima, la strada era diventata un fiume. Abbiamo trascorso la notte nell’albergo Da Gina, ma per raggiungerlo abbiamo dovuto camminare fra gli alberi spezzati, nel buio totale e sotto l’acqua; per illuminare la strada abbiamo usato l’iPhone. Adesso non sappiamo come tornare alla nostra abitazione. La strada è crollata e con la terra è venuto giù anche il guard-rail».

I coniugi olandesi sono in piedi in fondo alla strada vecchia, insieme ad un altro abitante straniero di Torre Alta: si chiama Frans Vandenberg ed è appena sceso da Torre alta a piedi, altro modo non c’era. «Mi volevo rendere conto di cosa era accaduto qui nella zona bassa - spiega -. La strada vecchia è impercorribile, almeno finché non la sgombreranno con le ruspe dalla terra e dai detriti». La strada nuova per il borgo alto è ostruita da alberi spezzati; da quella vecchia intanto scendono in auto due addetti di Terra Uomini e Ambiente: meglio non addentrarsi sulla strada, consigliano, è estremamente pericolosa.

Tra il gruppo dei volontari che stanno liberando il primo tratto di strada in salita, il signor Adriano (non vuole dire il cognome) sbraita. «Un disastro annunciato. L’ho detto cento volte a chi di dovere - protesta - che senza un’adeguata manutenzione dei fossi prima o poi sarebbe successo che la collina sarebbe venuta giù con le piogge forti».

Torre bassa. A poche centinaia di metri, al civico 7818 Giancarlo Frola e la figlia Cristina stanno liberando la casa dal fango. L’immagine più cruda delle conseguenze del nubifragio inizia da qui. Dietro la casa dell’anziano signor Frola si è appoggiata la collina, venuta giù durante il nubifragio. «A un certo punto nella notte ho sentito come un’esplosione - dice Cristina -, non pensavo fosse venuta giù la collina. Stiamo aspettando le autorità: vorremmo sapere dove trovare un ricovero finché la nostra casa non sarà di nuovo agibile».

Guardano avanti, direzione Monsagrati: qui la via per Camaiore sembra una discesa agli inferi. Arriva forte l’odore di terra e di acqua, della frescura dei grandi alberi verdi. Ma il bosco è ferito, la strada non si vede più. Davanti al centro commerciale Del Debbio, una vendita di laterizi e articoli di ferramenta, ci sono due ruspe enormi intente a spalare il fango e a rimuovere una catasta di tronchi spezzati caduti sulla strada dopo che la collina è franata. Nel punto esatto dello smottamento, spiega un operaio, la terra ha provocato una buca profonda sei metri nella strada. Che da lì è interrotta: a Monsagrati non si arriva più. Anche il centro Del Debbio è danneggiato, spiegano: i locali sono allagati, anche il piazzale con le merci stoccate.

La signora Caterina Biondo, che abita vicino, cerca di attraversare la via per Camaiore ma viene fermata. «Il mio luogo di lavoro è poco lontano - spiega la donna - e vorrei andarci». Ma gli operai la invitano gentilmente a tornare indietro. Lei è col suo compagno Mario Mirto, entrambi sono ancora scossi dalla nottata trascorsa.

«Davanti la nostra casa un albero si è abbattuto su un’auto che passava - racconta Caterina -. A bordo c’erano due giovani di San Martino in Freddana. Fortuna che il tronco è caduto sulla parte posteriore, sennò li avrebbe uccisi. Con mio figlio Simone che ha vent’anni, li abbiamo accolti. Più o meno dell’età di mio figlio, erano molto impauriti, tremavano». Nella casa della signora Biondo i due giovani hanno trovato un cambio, hanno bevuto un caffè in attesa che giungesse un mezzo di soccorso a prelevarli. «L’ambulanza è arrivata verso le cinque - conclude il suo racconto Caterina -. E li ha portati via. Ma erano solo scossi, non avevano niente. Non ricordo come si chiamavano. Penso che sia un miracolo se da questa tragedia siamo usciti tutti salvi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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