Il presidio
«Una follia rinunciare a venti milioni»
L’altolà del consigliere regionale Remaschi (Pd). «A disposizione per favorire le sinergie»
LUCCA. Preoccupazione per quelli che potrebbero essere gli sviluppi della vicenda Piuss a Lucca.
Si percepisce a chiare lettere dal comunicato che Marco Remaschi, consigliere regionale del Pd, ha divulgato, con un chiaro messaggio: sul Piuss si deve andare avanti, perché si tratta di un’occasione unica e irripetibile per la città. Lui si dice disposto a fare la propria parte, intervenendo per agevolare sinergie fra Comune e Regione.
«La vicenda del Piuss di Lucca, come sta emergendo - afferma infatti il consigliere regionale democratico - è un campanello d'allarme che non può lasciare insensibili istituzioni e cittadini. Sebbene ogni progettazione sia figlia del proprio tempo, lo sforzo comune che deve essere fatto è salvaguardare il monte risorse reso disponibile alla città».
Remaschi va più a fondo. «Il disciplinare che governa la formazione e l'attuazione dei piani integrati urbani di sviluppo sostenibile - spiega -, infatti, ha inderogabili rigidità che non consentono ripensamenti a tutto tondo, individuando soglie percentuali massime per operazioni “in variante”' e tempi certi. Che oggi non sarebbero più consentiti».
«Rinunciare a venti milioni di fondi comunitari - e qui entra nel vivo dell’intera questione -, peraltro in un contesto di bilanci pubblici se non in difficoltà quantomeno connotati da una pressoché totale rigidità (anche quello della Regione), sarebbe, se vero, un attentato al futuro di Lucca. Che, sono certo, nessuno vorrebbe commettere».
«Chi oggi rappresenta Lucca in Regione, come il sottoscritto - il consigliere regionale prosegue la sua analisi -, è pronto a fare la propria parte perché ciò non accada. Da qui la piena disponibilità verso il sindaco Alessandro Tambellini e tutta l’amministrazione comunale a fare sinergie in un'interlocuzione con Firenze per salvare risorse e, con esse, le connesse prospettive di sviluppo della città».
«L'errore più grande, fuor di ogni polemica - conclude Remaschi -, sarebbe per l'istituzione cittadina chiudersi in un'autoreferenzialità che è il male vissuto quando il governo locale aveva connotazioni politiche diverse dagli altri livelli istituzionali, a cominciare da Provincia e Regione. Comprensibile, in quel momento. Intollerabile, oggi».
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