Quadri spariti, il “mistero” di Santa Maria Bianca
Mancano all’appello anche parti del trittico. Intanto i piccioni fanno nuove incursioni
LUCCA. Del trittico ligneo datato intorno al 1300 rimane una sola pala nella sacrestia di Santa Maria Bianca. Un’opera che contiene, a detta degli studiosi, una peculiarità: è l’iscrizione alla base del dipinto, in caratteri gotici ma non riconducibile, secondo coloro che l’hanno indagata, alla lingua latina. Sarebbe piuttosto un’iscrizione in lingua volgare: un esemplare abbastanza raro. Ma delle altre due pale non ci sono più tracce. Mario Andreozzi, il custode volontario della chiesa di Santa Maria Bianca nella piazza omonima del centro storico si stringe nelle spalle. Sempre in sacrestia sono evidenti altri due spazi vuoti sulle pareti un tempo occupati da altrettanti quadri: delle cornici è rimasto l’alone scuro, che delimita rettangoli perfetti. Dove queste tele siano finite, durante gli anni e le infinite vicissitudini di questa chiesa, sembra ad oggi un mistero.
Come non bastasse ci si sono messi i piccioni, per i quali la chiesa era divenuta un comodo albergo che sono riusciti nuovamente a sfondare i vetri rimasti e fragili come le tamponature. È tornata l’inondazione di guano: l’area del transetto destro infatti è transennata perché troppo sporca. Una buona notizia c’è, e la conferma l’ingegner Alessandro Paoli, che ha sempre seguito i lavori di manutenzione della chiesa. «Abbiamo la sicurezza dei fondi per sostituire tutte le vetrate degli “occhi di bue”, arriveranno dal Comune attraverso gli stanziamenti per gli enti religiosi. Finalmente possiamo partire. I lavori termineranno entro settembre».
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