Formiamo un gruppo di lavoro per recuperare le opere disperse
LUCCA. «Il mio impegno nasce da un fatto casuale, dal disagio che in me cresceva di non ritrovarmi più nella mia città. Avvertivo la sensazione che fosse cambiata, ma non ne avevo riscontri. Poi li...
LUCCA. «Il mio impegno nasce da un fatto casuale, dal disagio che in me cresceva di non ritrovarmi più nella mia città. Avvertivo la sensazione che fosse cambiata, ma non ne avevo riscontri. Poi li ho verificati: sono andata a cercare foto vecchie di Lucca, foto che avevo fatto io anni fa e foto antiche custodite altrove. Gli arredi che c’erano in passato su molti edifici del centro oggi non ci sono più. È un problema urgente, bisogna provvedere».
Chi parla è Cinzia Ricci. Lucchese, cinquant’anni, artista poliedrica, scrittrice, per molti anni pittrice, oggi si dedica prevalentemente alla fotografia. È una delle persone più attive, a Lucca, a segnalare le cose che non vanno nel decoro, nell’immagine e nella tutela dei beni storici e artistici della città. Lo fa attraverso la pagina Facebook denominata “Se io fossi sindaco di Lucca” creata da Mauro Pucci. Lo fa ogni giorno, “armata” della sua macchina fotografica quando si sofferma a immortalare scorci magnifici del centro da cui sono scomparsi stemmi, targhe, ferri battuti e altri arredi d’epoca.
«Il mio è solo un servizio alla città - dice Cinzia -. E chi come me scatta foto di angoli deturpati e li posta sui social network fa come Pollicino: semina briciole, traccia una strada, cerca di far prendere coscienza».
«Il fatto è che Lucca è devastata - continua -. È inutile compiere i grandi restauri, come quelli del San Francesco o della Casa del Boia se si trascurano le piccole cose, che magari non hanno un grande valore economico ma che fanno parte della storia di Lucca e dei lucchesi. E scompaiono da un giorno all’altro, è evidente dalle mie foto».
Cinzia approva il progetto di catalogare gli arredi dei palazzi lucchesi a cui stanno lavorando Italia Nostra e la Fondazione Ragghianti. Lei propone ancora di più: creare «un piccolo gruppo di lavoro, avvalendosi anche di persone esterne al teatrino politico ma sinceramente innamorate della loro città disposte a fornire supporto e tempo, a titolo gratuito, a un piano di recupero e tutela» di queste “opere minori” della città. Perché, conclude, «prima di ogni restauro non c’è stato controllo. E ora occorre sì catalogare ma anche intervenire, recuperare». (b.a.)
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