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«Crepe e lavori, la nostra vita dopo il sisma»

MINUCCIANO. Quel mezzogiorno e mezzo di venerdì 21 giugno 2013 Patrizio e Cristina Romei se lo ricordano bene. La loro abitazione al secondo piano di un edificio Erp a poche centinaia di metri dal...

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MINUCCIANO. Quel mezzogiorno e mezzo di venerdì 21 giugno 2013 Patrizio e Cristina Romei se lo ricordano bene. La loro abitazione al secondo piano di un edificio Erp a poche centinaia di metri dal lago di Gramolazzo fu tra le più lesionate del paese per quella scossa di terremoto che fece temere il peggio. Patrizio rimase intrappolato in casa con la porta d'ingresso che non si apriva e i calcinacci che cadevano dal soffitto dell'ingresso e della stanza da pranzo, il lampadario che oscillava come foglia al vento e il mobile della cucina componibile che si staccava dalla parete.

«Di quell'esperienza terribile - racconta Cristina Romei, bidella alla primaria del comune di Minucciano - è rimasto soltanto quel mobile lesionato e soprattutto una crepa sul pianerottolo testimone di quella mattinata di paura».

Pochi giorni dopo la scossa tellurica il Comune e i dirigenti dell'Erp sono intervenuti. «Devo essere sincera. - racconta la bidella - Le autorità si sono subito adoperate per venirci incontro e darci una mano. Nel giro di un paio di settimane hanno risistemato l'intonaco interno di tutte le stanze della nostra casa popolare. Anche il genio civile ha effettuato i controlli necessari per capire se vi erano rischi ulteriori di cedimenti o di crolli. Certo, queste abitazioni sono state costruite negli anni Cinquanta probabilmente senza norme antisismiche che oggi sono indispensabili. Ad essere onesti lo stesso trattamento che hanno riservato a me e a mio fratello lo hanno riservato anche ad altre abitazioni lesionate nella zona. Soprattutto a quelle di edilizia popolare».

Resta però il problema della crepa sul pianerottolo del condominio. «Chiunque entra nel nostro palazzo salendo le scale la può vedere bene. Rischi per la nostra incolumità? Non ci hanno detto nulla, segno che non ve ne dovrebbero essere. Ci auguriamo però che, almeno dal punto di vista estetico, sistemino quel muro».

Luca Tronchetti

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