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Lettera al presidente Napolitano contro la “movida selvaggia”
Iniziativa del coordinamento nazionale di cui fa parte anche il comitato “Vivere il Centro storico”
LUCCA. Lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da parte del comitato Vivere il Centro che chiede lo stop al dilagare del fenomeno della movida. La lettera è stata scritta dopo la riunione del coordinamento nazionale “antimovida selvaggia” del quale fa parte attiva. «La nostra associazione – dice il comitato - ha inviato un appello ed una richiesta di incontro al presidente Napolitano e alle massime autorità dello Stato per la legalità, la salute, la qualità della vita e la tutela del patrimonio di civiltà delle città d'Italia che si trovano in emergenza grave per i diffusi fenomeni di "movida selvaggia"e per la prevista depenalizzazione del reato di disturbo della quiete.Una depenalizzazione che, nello scenario attuale, sarebbe un grave errore e un ennesimo ingiusto vantaggio a chi viola le regole e minaccia vita e salute nelle città. E' necessario un serio ripensamento in sede legislativa.
«La devastazione e l'oltraggio al bene essenziale della salute e dei beni comuni sono oggi favoriti da una malintesa "liberalizzazione", ignara nell'applicazione dei limiti e vincoli, che pure nello stesso decreto Monti sono esplicitati, e da assolutamente inadeguati o inesistenti controlli e vigilanza. L'Unione europea ha una carta di diritti fondamentali della persona che vengono gravemente violati. Le autorità locali e di sicurezza si manifestano sorde, inerti o inefficaci nell'esercitare doveri di interesse pubblico a tutela di diritti essenziali e particolarmente protetti dalla stessa nostra Carta Costituzionale.
«Norme disattente alle gravi realtà cittadine, afflitte da frastuono notturno di masse vocianti, norme che ignorano i dati di scienza sulla grave nocività del rumore e della mancanza di riposo, possono ancora essere corrette. Non si dimentichi che i bilanci della sanità dipendono anche dalle misure che vengono chieste. Non si confonda la depenalizzazione per casi di qualche episodico suono troppo alto di un televisore domestico di vicinato, con il frastuono antropico delle incontrollate "movide" alcoliche. Non si tolga ai cittadini uno dei pochi efficaci strumenti di difesa del diritto al riposo e alla salute che l'ordinamento specificamente assicurava».
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