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L’Asl non invia più pazienti La Belvedere rischia di chiudere

L’Asl non invia più pazienti La Belvedere rischia di chiudere

Sos per la residenza assistita di Barga dove lavorano 17 persone tra infermieri, oss e cuochi Il presidente della società, Turri: «Non c’è più turnover, a fine anno potremmo cessare l’attività»

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BARGA. La Rsa Belvedere rischia di chiudere i battenti e ben 17 posti di lavoro potrebbero saltare. Nonostante che, ed è giusto darne atto, finora la proprietà abbia sempre rispettato tutti gli impegni contrattuali con le maestranze e i clienti ospiti della struttura, anche se a costo di notevoli perdite economiche.

Nella sede della Cisl di Fornaci una rappresentanza delle dipendenti nella struttura, hanno voluto far sentire le loro legittime preoccupazioni. La Rsa Belvedere, di proprietà della famiglia Turri, è stata fondata nel 1987, e dal 1993 ha la sua sede a pochi passi dal Duomo. All’interno possono essere ospitati 33 pazienti e vi lavorano, tra dipendenti dirette e della cooperativa “La Cerchia” di Lucca (che gestisce alcuni servizi) ben diciassette persone, tutte donne e qualificate tra infermiere, oss, adb e cuochi. La maggior parte del personale, tra l’altro, è stato formato appositamente a spese dell’azienda, che dunque, nonostante le difficoltà, continua ad investire in qualità.

A parlare della vicenda è Giampiero Guidi, segretario provinciale aggiunto della Fisascat Cisl: «Il calo di ospiti nella struttura è addebitabile, secondo la proprietà, ad una situazione generale di crisi che ha costretto la riduzione del costo delle rette, e al fatto che l’Asl non invia più i pazienti dimessi dall’ospedale nelle Rsa private convenzionate, non rispettando quindi il diritto di scelta del paziente, previsto dalle norme regionali. A fronte di questi punti interrogativi, bisogna pensare a tutelare e mantenere i posti di lavoro, anche perché c’è una normativa ben precisa. Le istituzioni locali, quindi devono fare pressione».

Nei mesi scorsi, si susseguirono una serie di incontri in prefettura e anche il sindaco Marco Bonini ha seguito attentamente la vicenda, spendendosi in prima persona per una struttura che ha una utilità sociale non indifferente, in un centro storico sempre più svuotato di aziende. Il paradosso, come si vocifera in città, è che alla Belvedere arrivano le richieste, ma i posti letto riservati ai pazienti dirottati dall’Asl non vengono rimpiazzati dopo le dimissioni dei vari utenti.

Le stesse dipendenti, che vivono la situazione giornalmente, possono confermare le difficoltà: «Spesso arrivano persone a carico delle famiglie - spiegano -, ma la permanenza media è calata, perché molti pazienti restano nella Rsa per poche settimane e poi far rientro a casa».

A spiegare meglio la situazione è Pierluigi Turri, presidente della società che gestisce la residenza: «L’Asl ormai tende a mandare i pazienti nelle sue strutture di proprietà, sconfessando la libertà di scelta prevista dalla legge regionale. E’ una situazione difficile, perché ad oggi mi trovo sette posti letto vuoti perché non c’è turnover. Dall’incontro in prefettura a settembre, nonostante le richieste, non ho più sentito nessuno».

«Ho dovuto abbassare le rette giornaliere perché manca il contributo dell’Asl, che alle strutture pubbliche garantisce il vuoto per pieno. Risultato? Abbiamo avuto una perdita di 300 mila euro. O arrivano segnali di svolta, o a fine anno si chiude».

Nicola Bellanova

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