Il presidio
Sono ripresi i negoziati sul trasporto pubblico
L’amministratore delegato del Ctt, Banci: «Siamo d’accordo su una sostanziale equivalenza delle retribuzioni, ma tenendo conto delle differenze territoriali»
PISA. Sono ripresi i negoziati tra Ctt Nord - azienda del trasporto pubblico di Pisa, Livorno e Lucca - e sindacati. La settimana che inizia domani sarà decisiva: è quella nella quale sarà prodotto il massimo sforzo per arrivare a un accordo. Incombono le scadenze: il 10 marzo i lavoratori della Ctt dovranno ricevere la nuova busta paga. Di quale entità, risultato di quali voci? E’ il nodo che, nelle scorse settimane, ha portato a tensioni, agitazioni e scioperi. Non si dimentichi lo scenario in cui ci si muove: la gara regionale che dovrà individuare il gestore unico del servizio in Toscana. Il consorzio Mobit, che racchiude anche Ctt Nord (unione delle storiche Cpt, Atl e Clap), dovrà affrontare la competizione con grandi società europee. Ne parliamo con Alberto Banci, amministratore delegato della Ctt Nord.
Banci, a che punto siamo?
«Ci sono stati due incontri, con i sindacati ci rivedremo martedì. Poi anche giovedì e venerdì. Un calendario fitto. L’ultimo giorno abbiamo siglato un piccolo verbale, dove si fissano criteri base per andare ad affrontare la ristrutturazione della busta paga e delle normative in azienda».
Da dove riparte, dunque, la trattativa?
«Ci siamo dati in linea di principio l’obiettivo di giungere ad una sostanziale equivalenza per le retribuzioni nei vari territori, pur utilizzando istituti economici che fanno riferimento ad alcune differenze storiche. Non si arriverà dunque ad una perfetta identità, è evidente, ma si tiene conto di dove si viene. Non è un risultato banale, perché questo consente di lavorare su delle ipotesi: ora dobbiamo vedere come tradurre questo principio in compatibilità economiche rispetto alle esigenze sia dell’azienda che dei sindacati».
Come ci proverete?
«Da martedì cominceremo a fare simulazioni su vari meccanismi retributivi, che coinvolgono più voci. Aver trovato la sintesi su un principio ora ci permette di fare ipotesi che passano da un concetto condiviso. E’ chiaro che ora è sui numeri che dobbiamo cercare l’accordo».
Alla luce di questi sviluppi, le premesse come le sembrano?
«I tempi sono stretti, e i sindacati lo sanno. Non ci sono spazi più di proroga. E’ un anno che trattiamo. Bisogna lavorare sodo in questi giorni. Il consiglio su questo è coeso, ha dato indicazioni precise, i soci anche».
Non secondaria nel confronto è la questione dei giorni lavorativi, 255/260 all’anno secondo gli standard, a fronte di una media attuale di 239: come incide sulla trattativa?
«Il sindacato concorda sul fatto che chi si nasconde dietro assenze ripetute danneggia anche i colleghi. Noi dobbiamo tutelare chi non ha comportamenti lesivi per l’intera organizzazione. Come questo si può declinare nei meccanismi è una difficoltà, ma comunque non c’è un’obiezione di fondo. L’obiettivo è chiaramente alzare i livelli di prestazione, dopodiché, se questo vuol dire pagare più soldi, a noi va bene: però avremmo una prestazione adeguata. Il traguardo è quello, se poi si riuscirà ad ottenerlo con gli istituti che mettiamo in campo non lo so. Di sicuro non vogliamo premiare chi dà un contributo negativo, come accade ora».
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