Real collegio, lavori finiti per il restauro del chiostro
Recuperato il secondo colonnato del grande complesso attiguo a San Frediano La Provincia vorrebbe l’ala inutilizzata per realizzarvi un museo di arte sacra
LUCCA. A consultare la vista dall’alto di Google Maps non lo diresti mai. Eppure i lavori al secondo chiostro del Real Collegio sono terminati, mettendo in sicurezza il tetto e consentendo - come già avvenuto durante i Comics di novembre 2013 - di sfruttare uno spazio in più nel grande complesso. Che - nei prossimi mesi - sarà al centro di importanti novità che potrebbero arrivare anche collegate all’operazione di “cessione” che il demanio sta operando rispetto ai propri immobili.
I lavori di restauro, dunque. Quelli che - iniziati a fine del 2011 - hanno consentito di recuperare anche il secondo chiostro del complesso attiguo a San Frediano. Sono costati 170mila euro, coperti al 70% dalla Fondazione Cassa di Risparmio e per il restante 30% dall’ente Real Collegio mediante fondi propri. Importante, soprattutto, è stato il completamento dei lavori sul tetto che - dopo lunghi mesi di inattività - rischiavano di compromettere la stabilità dell’intera struttura.
Spazi importanti - e prestigiosi - per una struttura che, tuttavia, potrebbe avere ancora molto da dire e da offrire. A cominciare dal recupero del terzo chiostro, quello detto di Santa Caterina, che collega il Real Collegio con piazza San Frediano. L’utilizzo di un’ala del complesso, oggi non sfruttata, è al centro anche della richiesta che la Provincia di Lucca ha avanzato al demanio per ottenerne il possesso. Una vicenda intricata, visto che è legata anche a un contenzioso sull’effettiva proprietà di quella porzione di struttura fra la stessa Agenzia del Demanio e il Real Collegio. L’intento di Palazzo Ducale è stato spiegato già in più occasioni: si tratterebbe, infatti, di utilizzare l’intero, formidabile, complesso a scopo museale. Magari per realizzare quel museo di arte sacra che tanto sta a cuore anche alla Diocesi e che era previsto nello stanziamento dei fondi Fio a metà dei lontani anni Ottanta.
Certo, tutto questo non si ottiene solo con una firma dal notaio, ammesso di avere l’ok dal demanio (le trattative sono in corso proprio in queste settimane, anche per gli altri immobili “opzionati” dagli enti locali). Bisognerebbe pensare a spazi alternativi per organizzare rassegne di successo come il Desco: la destinazione naturale sarebbe il mercato del Carmine, che però versa nelle condizione che ben conosciamo e che in gran parte appare ancora perso nelle nebbie dei dubbi sul suo futuro utilizzo e rilancio.
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
