Interruzione di pubblico servizio Condannato un medico dell’Asl
Sette mesi di reclusione con i benefici di legge e un risarcimento all’azienda sanitaria di 2500 euro per la dottoressa che non aveva visitato il paziente ricoverato dopo la frattura di una gamba
LUCCA. L’auto in panne che la costringe a restare a casa nonostante il turno di reperibilità al reparto ortopedia dell’ospedale Santa Croce di Castelnuovo si rivela un particolare decisivo per la condanna in primo grado di Gerarda Caputo, 54 anni, medico residente a Fosciandora imputato del reato di omissione d’atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. I giudici del tribunale di Lucca (presidente Gerardo Boragine a latere Valeria Marino e Nidia Genovese) condannano il medico a 7 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di un risarcimento di 2500 euro all’Asl (parte civile) da liquidarsi entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza. Il legale della dottoressa Caputo - avvocato Francesca Del Carlo - ha preannunciato ricorso in Appello.
I fatti. La vicenda contestata dalla procura risale al 4 giugno 2011. Il medico che all’epoca lavorava nel reparto di ortopedia e traumatologia dell’ospedale Santa Croce (attualmente lavora sempre all’Asl nei servizi ambulatoriali) è nel turno di reperibilità. Stando all’accusa viene cercata dal centralino dell’ospedale alle 8 del mattino perché c’è un paziente da visitare. Un uomo che ha riportato la frattura di una gamba che poi farà partire l’indagine. Lei non si presenta omettendo di visitare il paziente e quindi compiendo un atto contrario ai propri doveri d’ufficio che comporta l’interruzione di pubblico servizio. Il degente viene visitato da un collega di reparto che doveva entrare in servizio dopo la Caputo.
La difesa. Il medico condannato durante il processo si è difeso sostenendo di aver fatto regolarmente il turno notturno e di essere poi rientrata a casa alle 6 del mattino. Contattata nuovamente dall’ospedale Santa Croce sarebbe risalita in auto per tornare al nosocomio, ma la vettura non si sarebbe messa in moto. Così la dottoressa ha telefonato in ospedale contattando al cellulare privato il collega che sarebbe entrato in turno dopo di lei al quale avrebbe chiesto di visitare il paziente ricoverato per la frattura a una gamba sincerandosi delle sue condizioni di salute. Ricevute assicurazioni dal medico dell’ortopedia che, per motivi personali, doveva anticipare il suo ingresso in ospedale e quindi in turno la dottoressa Caputo era rimasta a casa. Tra l’altro la sua versione è stata confermata anche dal collega in questione.
L’assoluzione dalle lesioni. Gerarda Caputo era stata prosciolta dal reato di lesioni colpose in sede di udienza preliminare davanti al gup Riccardo Nerucci. Il giudice non aveva ritenuto il medico responsabile delle lesioni per il presunto errore per la trazione del femore del paziente fratturato e non visitato dalla dottoressa perché la querela era stata presentata dalla nipote e non dalla vittima dell’esposto. (l.t.)
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