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Lucca

E il sindaco Betti ricorda le vicende dei figurinai partiti per andar a far fortuna

E il sindaco Betti ricorda le vicende dei figurinai partiti per andar a far fortuna

Figurinai che partirono, portando con sé soltanto la loro capacità e la loro arte. Carbonai che vissero in condizioni estreme, sopportando freddo, gelo, fame e sporcizia. Tanti e toccanti i racconti...

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Figurinai che partirono, portando con sé soltanto la loro capacità e la loro arte. Carbonai che vissero in condizioni estreme, sopportando freddo, gelo, fame e sporcizia. Tanti e toccanti i racconti sugli emigranti narrati dal sindaco Massimo Betti (nella foto), farmacista, erborista e storico, nel corso della premiazione al Circolo dei Forestieri. Un apprezzatissimo contributo, il suo, a corredo della mostra preparata insieme con la Pro Loco e allestita per l'occasione nella sala del Circolo. Ci sono foto storiche e documenti che testimoniano i lunghi viaggi dei figurinai locali verso l'altro mondo, le loro fortune e sfortune, i loro ritorni in patria, dove la tradizione non si è mai persa. «Siamo una terra di emigranti – dice Betti – con 2500 residenti all'estero su 6300 abitanti. Ma le radici restano, sono nel Dna: tanti rientrano, dopo aver fatto fortuna».

Quasi epica la storia di Raimondo Borghesi, che nel 1922, dopo essere emigrato in Russia, in Austria e in America, tornò a Bagni di Lucca dove aprì il bar Borghesi. Alla fine del 1800 era a Mosca dove si unì ad altri italiani. L'inverno troppo rigido e le pessime condizioni di vita, però, li indussero a decidere di ripartire. Ma la burocrazia li bloccò.

«Fu Raimondo, intraprendente e carismatico, a trovare la soluzione con un'azione eclatante: mentre protestava di fronte al palazzo dello zar, la zarina lo vide e lui le si inginocchiò davanti, chiedendole il lasciapassare. Rientrato in Italia, partì per Vienna dove ebbe fortuna nella ristorazione. Ma con lo scoppio della prima guerra mondiale venne spogliato di tutti i beni. Nel 1915 mentre tornava con la moglie e i quattro figli in Italia, dal treno vide fermo al porto di Genova il traghetto per l'America. Saltò giù e lo prese al volo. Sei mesi dopo richiamò la famiglia perché nel frattempo era riuscito a rimettere in piedi un'attività. Tornò definitivamente nel 1922, ormai agiato. Non meno avvincenti i racconti sui carbonai in Canada, come quello dell'arrivo delle formiche giganti. «Per loro – narra Betti – era uno dei momenti più belli. Vivevano in case malsane in mezzo alla foresta: i formiconi, passando, portavano via tutto, cimici, pulci e topi». (p.t.)

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