Il Tirreno

Lucca

Caso nomadi, il sindaco dà fiducia a Vietina

di Nadia Davini
Caso nomadi, il sindaco dà fiducia a Vietina

Irruzione in consiglio della “Giovane Italia” che chiede più tutele per gli italiani L’assessora: «Non si creino discriminazioni di sorta fra chi ha bisogno»

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LUCCA. Sulle premesse di fondo tutti, più o meno, sembrano essere d'accordo. A Lucca, la situazione dei rom e dei sinti, comunemente chiamati nomadi, non va. Bisogna cambiare. Sì, ma come? E soprattutto: seguendo quale direzione? Come la giri la giri, gli interrogativi sono sempre li stessi, immutabili negli anni. Da troppi anni. E restano così, sospesi in aria, ripescati a periodi con regolarità, senza riuscire a trovare una risposta. Anzi. Chiunque ne azzardi una viene sistematicamente subissato da una pioggia di critiche quasi sempre intrise di demagogia e ispirate a luoghi comuni che, nonostante non abbiano una loro reale consistenza, finiscono spesso per avere la meglio su ragionamenti costruttivi.

È il caso del contenuto dello striscione con cui l'altra sera un gruppetto di ragazzi, appartenenti alla Giovane Italia (costola giovanile di Forza Italia) si è presentato nell'aula del consiglio per esprimere dissenso sulle “attenzioni” indebite riservate agli abitanti dei campi nomadi, facendo ricorso alla contrapposizione fra i diritti dei lucchesi e dei “contribuenti” e quelli dei rom e dei sinti. “Case ai rom, e i lucchesi contribuenti?”: caratteri blu su lenzuolo bianco, ecco come recitava lo striscione, riprendendo, pari pari, il concetto espresso dal capogruppo di Forza Italia, Marco Martinelli in uno dei due suoi ordini del giornom che sono stati respinti con quattro voti favorevoli (neanche l'opposizione al completo) e 17 contrari.

Sul primo, poi, quello in cui veniva chiesta un'espressa attenzione alle famiglie lucchesi, è stata proprio l'assessora Ilaria Vietina a fare chiarezza, ricordando che le politiche sociali, per legge, non possono «creare discriminazioni di sorta. Chi ha bisogno ha bisogno. Di chiunque si tratti».

Insomma il problema c'è, ma in quanti lo vogliono realmente affrontare e risolvere? Alla fine anche il consiglio comunale di martedì sera, richiesto dall'opposizione per discutere dalla cosiddetta “questione nomadi” e “questione casette”, ha portato a un nulla di fatto. Con il progetto “casette” che è rimasto lettera morta anche nel dibattito, liquidato dalla vice sindaco come «un progetto superato, superato dalle stesse affermazioni del sindaco». E poi una precisazione: «la questione – ha spiegato – è stata impropriamente definita “costruzione delle casette” per il campo nomadi di via delle Tagliate. Parole basate non su dati forniti dal comune, ma – ha insistito la Vietina - su ricostruzioni giornalistiche: a fronte di un problema si è proceduto a una campagna di stampa volta a disconoscere i risultati raggiunti dalle commissioni». In pratica è sì esistita un proposta per le strutture abitative, ma «nessuno usa questa terminologia» ha sottolineato. L’assessora ha poi ripercorso i documenti consiliari dell’amministrazione Favilla.

Quanto al piano urbanistico di riqualificazione della zona, invece, la Vietina si è augurata che il consiglio dia delle direttive e studi delle soluzioni, considerando però che non si possono eliminare 150 persone, che hanno bisogno di un processo di integrazione non attraverso l’assistenzialismo ma attraverso la responsabilità. Varie le reazioni. Prima Pietro Fazzi, poi Lido Fava che ha definito «pasticciona e confusionaria» la maggioranza, chiedendo anche le dimissioni dell'assessora. Ancora Valentina Mercanti (Pd), Angelo Monticelli, stoccata alla giunta dal consigliere dell'Idv, Roberto Lenzi e poi i consiglieri di maggioranza Alessandro Bertolucci, Claudio Cantini, Enrica Picchi e Diana Curione: tutti attenti a incentrare il dibattito sugli aspetti umani e sociali, con particolare riferimento all'integrazione. Replica del consigliere Martinelli, poi Battistini e, infine, il sindaco che ha chiuso il consiglio confermando la sua fiducia a Ilaria Vietina. Ora la “palla” passa al gruppo di lavoro specifico sull'argomento.

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