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L’Alival passa di mano intesa tra Fanucchi e Bigi

L’Alival passa di mano intesa tra Fanucchi e Bigi

Il titolare della Nuova Castelli di Reggio Emilia acquisisce il controllo della società Ora si punta al rilancio dello storico marchio che fattura 180 milioni di euro

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PORCARI. Dante Bigi, titolare della Nuova Castelli spa, società di Reggio Emilia, fra i principali e più consolidati clienti di Alival, ha acquisito dalla famiglia Fanucchi la partecipazione di controllo nella società di Ponte Buggianese che ha anche uno stabilimento a Porcari.

Bigi e Fanucchi hanno raggiunto un accordo con reciproca soddisfazione e ritengono che il nuovo assetto societario sia il più adatto a sostenere l'azienda in questa difficile fase congiunturale, garantendo le necessarie risorse per rilanciare lo storico marchio toscano che ricordiamo ha raggiunto un fatturato di circa 180 milioni di euro ma negli ultimi tempi ha sofferto della forte contrazione di marginalità dei prodotti lattiero-caseari.

Andrea Fanucchi, erede del fondatore di Alival e artefice, insieme a tutto lo staff, dell'eccezionale crescita della società ha dichiarato: «Sono estremamente soddisfatto dell'ingresso di Dante Bigi nella società di famiglia e credo che Dante sia in questo momento la persona più adatta per garantire il rilancio di Alival. Sono sicuro che la nostra collaborazione sarà molto proficua e che gli attuali problemi verranno rapidamente superati a vantaggio di tutti, in primo luogo delle maestranze che ringrazio personalmente per la disponibilità e la fedeltà che hanno sempre mostrato nei confronti della società e che sono certo continueranno a mostrare nel nuovo corso aziendale».

Da parte sua, Dante Bigi ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Alival è uno dei principali operatori italiani del settore e da sempre uno dei miei più importanti e affidabili fornitori. Quando sono venuto a conoscenza della volontà della famiglia Fanucchi di trovare un partner per sostenere il rilancio della società ho subito accettato la sfida nella consapevolezza che il capitale umano e tecnico accumulato dalla società nel corso della sua lunga attività non debba andare disperso come già recentemente successo per altri marchi storici italiani».

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