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Lucca

Ferito da una fucilata nella caccia al cinghiale

Ferito da una fucilata nella caccia al cinghiale

Raggiunto da una palla sparata da un amico che fa parte della sua squadra è ricoverato in prognosi riservata dopo essere stato operato all’addome

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LUCCA. Centrato da una palla sparata dal fucile di un amico che faceva parte della stessa squadra di caccia al cinghiale all’opera nei boschi sopra il cimitero di Piazzano nella zona dell’Oltreserchio. Una ferita profonda all’addome con copiosa perdita di sangue che costringe i medici dell’ospedale Cisanello di Pisa a sottoporlo a un delicato intervento chirurgico nel primo pomeriggio di ieri. Le condizioni di Paolo Lazzarini, 59 anni, residente a Camaiore, sono gravissime. Il cacciatore è ricoverato in rianimazione in prognosi riservata. I sanitari sono ottimisti: la palla non avrebbe leso organi vitali e non ha intaccato la colonna vertebrale. Le prossime 48 ore saranno comunque decisive per il decorso post operatorio.

L’indagato. Nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni gravi finisce un compagno di caccia di Lazzarini. Un pensionato di 72 anni originario di Bagni di Lucca, ma residente a Stazzema. L’esperto cacciatore - ascoltato come persona informata dei fatti dai carabinieri di Nozzano giunti subito dopo sul luogo dell’incidente - ammette ai militari di aver esploso il colpo di fucile che colpisce all’addome Lazzarini proprio mentre sta scendendo a valle un cinghiale. È circa mezzogiorno e, stando alla testimonianza dell’anziano che esplode il colpo e anche di altri componenti la squadra partita dalla Versilia, alla base dell’incidente ci sarebbe una fatalità. Probabilmente, ma il particolare dovrà essere accertato dai carabinieri e dal magistrato, a causare l’incidente è uno spostamento improvviso e inatteso del cacciatore ferito. L’uomo era nel posto fisso assegnatogli dal caposquadra e dagli altri partecipanti alla battuta proprio nel momento in cui l’ungulato si trova nella traiettoria di tiro. Una versione che dovrà essere confermata da Lazzarini non appena sarà fuori pericolo e i carabinieri avranno il nullaosta dei medici e potranno ascoltarlo in ospedale. Nel frattempo - su disposizione del sostituto procuratore Fabio Origlio - i militari sequestrano il fucile da caccia e le cartucce utilizzate dall’indagato durante la battuta che rischia seriamente di trasformarsi in tragedia.

I fatti. La squadra di caccia al cinghiale - composta in prevalenza da appassionati di Massarosa, Camaiore, Stazzema e altri comuni versiliesi (ce n’erano alcuni provenienti da S. Maria a Colle) - parte dalla Versilia poco dopo le 10,30. Poco più di trenta cacciatori alla guida delle loro auto si ritrovano a Piazzano e da lì a piedi, equipaggiati di tutto punto con cartuccere, giberne, cani e fucili, si addentrano nel bosco sopra il cimitero del paese. Sanno che quella zona boschiva è infestata di cinghiali e hanno predisposto il loro piano con appostamenti fissi in zone strategiche dove abitualmente stazionano gli animali.

Lo sparo. Neanche mezz’ora che si trovano nella radura e arriva il primo cinghiale che scende a valle. Nella concitazione uno dei cacciatori spara. L’animale scappa e l’apposita palla usata per la caccia agli ungulati si conficca nell’addome di Lazzarini che si trova sulla traiettoria. I soccorsi sono immediati. I componenti la squadra aiutano lo sfortunato compagno. Alcuni telefonato al 118, altri alle forze dell’ordine. In poco tempo arriva un’ambulanza con medico a bordo. La zona è impervia, il ferito perde molto sangue. Sul luogo viene inviato l’elicottero Pegaso. Lazzarini è cosciente e parla con gli amici quando i volontari lo caricano sulla lettiga e lo sistemato sull’elisoccorso che lo trasporta al Cisanello di Pisa.

Luca Tronchetti

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