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Condannato a sette anni per abusi su una ragazzina
L’adolescente denuncia il convivente della madre e torna a vivere con il papà L’imputato in aula nega ogni addebito, ma i giudici non credono alla sua versione
MEDIA VALLE. Il convivente di una donna poco più che quarantenne è stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici del tribunale di Lucca con l’accusa di violenza sessuale ripetuta nei confronti della figlia di lei. Quattro anni d’inferno per la ragazzina che alla fine aveva denunciato gli abusi e le molestie sessuali alla compagna del padre confermandoli in sede d’incidente probatorio. Una storia squallida che il protagonista - un uomo di origini campane - nega con forza sostenendo di non aver mai toccato con un dito la figlia della convivente che avrebbe immaginato tutto nella sua fantasia di adolescente. Il legale dell’imputato ha preannunciato ricorso in Appello. Intanto però la vittima non abita più con la madre in Media Valle, ma ha scelto di vivere con il papà in un’altra zona.
I fatti. Quando la mamma era al lavoro quell’uomo, entrato improvvisamente e prepotentemente nella sua vita dopo la separazione dei genitori, la palpava nelle parti intime invitandola a compiere atti sessuali con lui. Stando al racconto fornito agli inquirenti era accaduto più volte nel corso del tempo. Quando lei aveva nove anni e frequentava le scuole elementari e quattro anni dopo nell’età puberale quando le avances si erano fatte più insistenti e le molestie sessuali erano divenute insopportabili. Così l’adolescente si era decisa a confidarsi con la compagna del padre durante una delle visite a casa del genitore. Le aveva raccontato di quell’uomo - convivente della mamma - che le faceva paura e che più volte aveva cercato di baciarla sulla bocca e di abusare di lei. Accadeva nel 2009 in Media Valle quando la ragazzina aveva poco più di dodici anni. Proprio la denuncia presentata dal padre sulla base della testimonianza della compagna aveva fatto scattare le indagini. E nel 2010 - dopo le conferme avvenute in sede di incidente probatorio - il sostituto procuratore Sara Polino aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio con l’accusa di violenza sessuale. Dopo poco meno di tre anni di dibattimento il processo di primo grado si è concluso con la condanna dell’imputato. I giudici, tra l’altro, hanno escluso l’ipotesi di minor gravità vista la posizione fiduciaria di affidamento del convivente che aveva la possibilità di vivere nella stessa casa dell’adolescente.(l.t.)
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