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Lucca

Movida, si riscrivono le regole: al via un ciclo di consultazioni

Movida, si riscrivono le regole: al via un ciclo di consultazioni

Alla prima audizione il Comune ha invitato tutte le categorie produttive. Poi saranno convocati comitati, gruppi giovanili. Lemucchi: «Vogliamo trovare un punto di equilibrio»

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LUCCA. L’amministrazione ha scelto la via della partecipazione per scrivere le nuove regole della movida. Un compito delicato, visto che l’obiettivo è mettere insieme esigenze di fasce molto diverse della popolazione, in particolare nel centro storico.

La commissione consiliare attività produttive e sviluppo, con l’assessore di riferimento Giovanni Lemucchi dà il via, a partire da lunedì 21 ottobre a un ciclo di incontri a cui saranno invitati ogni volta esponenti di gruppi e categorie diversi del tessuto della società civile lucchese: residenti, esercenti, commercianti, comitati, gruppi giovanili. Un percorso che, nei piani, avrà la durata di alcuni mesi ma con il punto fermo di raggiungere un accordo che soddisfi tutti. Al primo incontro sono invitate le categorie economiche: Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato.

«Nel corso della prossima riunione della commissione - dice l’assessore Lemucchi - fisseremo la data di altri incontri con i comitati di residenti, con i gruppi di giovani. L’idea è di fare più audizioni per arrivare a implementare i contenuti di un protocollo che già c’è, quello della Prefettura, che vale però per tutto il territorio provinciale».

La questione della movida, della città viva di notte e anzi fino a tarda notte è una questione sulla quale ormai si dibatte da mesi. C’è stata un’interrogazione di Luca Leone, capogruppo di Impegno Comune, che chiedeva di organizzare su questo tema un consiglio comunale aperto. Proposta poi rielaborata e tradotta nel ciclo di audizioni, durante le quali saranno ascoltate le proposte e le esigenze delle diverse parti in causa. Alla luce anche di alcuni parametri che sono fissi: vale a dire la legge che introduce in Italia la liberalizzazione degli orari delle attività commerciali e dei pubblici esercizi (il decreto Monti del gennaio 2011). Alla luce di questa legge, che di fatto abolisce i limiti di apertura delle attività, gli enti locali hanno comunque un margine di intervento. È tutto quanto attiene alle motivazioni di tutela della salute pubblica e dell’ordine pubblico, della quiete in particolare in alcune zone dei centri storici e lo stesso per la salvaguardia dei beni artistici e culturali. Con queste motivazioni le amministrazioni comunali possono imporre il divieto di vendere alcolici dopo una determinata ora, possono imporre un determinato limite di emissione di rumori e di decibel per quanto riguarda la musica.

«Il nostro impegno da qui alla fine dell’anno o comunque nel corso dell’inverno - sottolinea l’assessore Lemucchi - è di trovare punti di equilibrio che soddisfino tutte le fasce della popolazione. Il Comune può regolamentare gli orari di apertura in zone particolari del centro storico».

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