Il Tirreno

Lucca

Concordati, Lucca prima città d’Italia

di Luca Tronchetti
Concordati, Lucca prima città d’Italia

Cento ammissioni alla procedura dall’inizio dell’anno con un aumento del 300% rispetto alle domande pervenute nel 2012

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LUCCA. Cento domande di ammissione alla procedura concorsuale del concordato preventivo presentate al tribunale fallimentare dal primo gennaio al trentuno agosto 2013. Un dato significativo che pone Lucca al primo posto in Italia. Un record poco invidiabile che solo parzialmente si giustifica da un lato con gli effetti evidenti della crisi economica e dall’altro con le 48 domande relative al «Gruppo Potenti» - il franchising di articoli per la casa e il giardinaggio che detiene il brand Brico Io - che riduce di fatto a 52 le domande presentate dalle altre aziende e società che hanno fatto ricorso allo strumento giuridico. Ma l’incremento è evidente se è vero com’è vero che in tutto il 2012 le domande di concordato preventivo erano 51 e mancano ancora 5 mesi alla fine dell’anno. Le stime nazionali parlano di un incremento al tribunale fallimentare di Lucca di domande di concordato pari al 300% per il 2012 e al 400% relativamente al 2011.

Sperimentazione continua. Nelle intenzioni del legislatore il concordato in bianco istituito nell’ambito del decreto sviluppo dal governo Monti nel settembre 2012 doveva servire a garantire la continuità aziendale alle imprese in difficoltà, ma con concrete possibilità di rilancio. In sostanza bloccando immediatamente al momento della presentazione in tribunale della domanda - nonostante l’assenza di un piano che l’impresa deposita nell’arco di 60/120 giorni - le azioni esecutive (decreti ingiuntivi) dei creditori consente all’imprenditore onesto, ma in difficoltà per la crisi economica mondiale, di liberarsi dell’indebitamento in eccesso preservando però la continuità aziendale. Una forma di ristrutturazione d’impresa con la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Il guaio è che quanto pianificato sulla carta è stato ribaltato nella quotidianità. Segno che è mancata una serie e ponderata programmazione e il Governo ha preferito sperimentare il nuovo concordato preventivo salvo poi accorgersi che dietro all’enorme ondata di richieste in taluni casi c’è l’italico stratagemma del rinvio grazie al quale ci si libera, almeno momentaneamente, dei debiti danneggiando banche e fornitori onesti. Morale? Il Governo Letta dovrebbe correre ai ripari con il decreto del Fare 2 inserendo correttivi che consentono ai giudici del fallimentare di nominare immediatamente un commissario giudiziario nei casi di concordati preventivi complessi con affitti d’azienda o di ricorsi sospetti dove non si fa cenno a prospettive di soluzione».

I casi più imporanti. La prima domanda di concordato preventivo di «nuovo rito» fu presentata dalla Baldassari Costruzioni a S. Pietro a Vico. E cinque mesi dopo il tribunale fallimentare sulla base del piano concordatario diede l’okay (adesso la palla passa al comitato dei creditori). È stata poi la volta di importanti e storiche imprese lucchesi: dalle società Molino Maionchi e Molino S. Pietro a Vico alla Tomei Motor’s, dal gruppo Brico Io ai Vivai Lucchesi Monti, dal gruppo Ciardella alla Metaform sino alla Cipriano Costruzioni. Chi non ce l’ha fatta è invece lo storico calzaturificio Olando Chelini che in virtù dell’ingente passivo (12 milioni) ha rinunciato al ricorso.

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