Il presidio
«Cambiano i nomi ma non le azioni»
LUCCA. «Questi gruppi cambiano nome, ma mai facce, se non quelle dei nuovi ragazzini che ci cascano e fanno una gran pena». È l’amara constatazione della madre di uno dei ragazzi che anni fa, venne...
LUCCA. «Questi gruppi cambiano nome, ma mai facce, se non quelle dei nuovi ragazzini che ci cascano e fanno una gran pena».
È l’amara constatazione della madre di uno dei ragazzi che anni fa, venne picchiato e minacciato dal gruppo dei Bulldog.
La signora - che per motivi di sicurezza chiede di non veder pubblicato il proprio nome - sostiene che i membri di quelli che allora si chiamavano Bulldog «oggi gira intorno a palestre e gruppi musicali nazirock, ma continuano a tenere gli stessi comportamenti e a compiere le medesime azioni».
Nel 2005, ricorda la lettera, «si formò un comitato di genitori che denunciò pubblicamente cosa stava succedendo a Lucca. Bastava indossare la maglietta sbagliata, avere la pelle un po' più scura, essere omosessuali, tifare per la squadra sbagliata, avere e manifestare idee di sinistra per perdere il diritto di passeggiare tranquillamente per le strade della nostra città senza correre il rischio di essere aggrediti. Chi, come me, faceva la sua normale vita fra lavoro, casa, famiglia e amici e metteva poco piede dentro le mura, non riusciva a vedere cosa stesse succedendo a Lucca, tanto che, quando mio figlio mi raccontò la realtà della nostra città, la paura di girare da soli per la strada, le continue intimidazioni, gli inseguimenti, le aggressioni, caddi letteralmente dalle nuvole. Non erano solo problemi miei perché mio figlio era stato preso di mira e non si faceva più vita, erano problemi di tutta la cittadinanza.
«La gente di Lucca - continua la lettera - doveva sapere cosa stava succedendo, anche se non voleva, perché non sapere è molto più comodo e facile, come lo è far finta di non sapere, o provare a giustificare tutto con il bullismo o con la teoria della guerra fra bande: ci leva la responsabilità della scelta.
«Responsabilità che oggi si impone come allora. Per questo mi sento così vicina a questi genitori che oggi vivono quello che ho vissuto io, sento sulla mia pelle la loro angoscia Il lungo elenco di violenze compiute a Lucca , è stato pubblicato nel 2006 da tutti i giornali locali ed anche dalla stampa nazionale, ma purtroppo, nonostante le retate fatte dalla Digos a suo tempo, ha bisogno di essere continuamente aggiornato. Lo so che i tempi della giustizia sono molto lunghi, ma la nostra sicurezza esige tempi immediati. Con nostra intendo di tutti, perché poteva esserci chiunque a quell’ora in quel bar».
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