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Lucca

Aggressione in città Procura al lavoro

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Carabinieri e Digos hanno depositato la prima informativa Al vaglio il ruolo di altri cinque giovani di estrema destra

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LUCCA. La prima dettagliata informativa redatta dai carabinieri del radiomobile e dalla Digos sul ferimento del giovane vicino al gruppo di sinistra Torpedo è sul tavolo del sostituto procuratore Fabio Origlio. L’aggressore - un ragazzo lucchese sui 20 anni appartenente all’estrema destra - è già stato identificato. Ma sono al vaglio ulteriori accertamenti per capire il ruolo degli altri giovani (maggiorenni e minorenni) che erano con lui all’una e 50 della notte tra sabato e domenica fuori dal pub Caffè Ristretto in via San Giorgio. Le telecamere di istituti di credito e locali, oltre a certe testimonianze raccolte, potrebbero aiutare gli inquirenti a ricostruire un quadro complesso. C’è poi la questione che riguarda Silvio Lucchesi, 22 anni, simpatizzante del gruppo Torpedo. Lo sfregio sul volto suturato con 15 punti è stato giudicato guaribile in sette giorni dai medici del pronto soccorso. Ma la prossima settimana il giovane verrà nuovamente medicato e gli verranno tolti i punti. Possibile quindi che la prognosi sia molto superiore a quella iniziale. E che quello sfregio possa essere permanente. Se così fosse il quadro probatorio cambierebbe e darebbe alla procura maggiori possibilità d’azione. La semplice denuncia per lesioni potrebbe - in virtù del contesto in cui è maturata l’aggressione - trasformarsi in misura restrittiva della libertà personale: dalla semplice misura di prevenzione (avviso orale, sorveglianza speciale) sino all’obbligo di firma o di dimora per passare alla richiesta di arresto. L’impressione è che serviranno ancora settimane prima di avere un quadro completo ed esaustivo della situazione. Intanto il gruppo Torpedo in un comunicato chiarisce alcuni punti: «Erano sei i ragazzi, tra i 17 e i 20 anni di età, che hanno effettuato il blitz facendo volare cestini e bici e colpendo con pugni, calci e bottiglie. Quando tutto è finito sotto le case di due di noi però c'è un'inattesa sorpresa. La conferma definitiva che quello che era avvenuto quella sera non era un rissa da bar, non erano gli eccessi dell'alcol, ma era un premeditato tentativo di colpire. Una macchina con 4 fascisti sotto ognuna di queste case. Il primo di noi, in bicicletta, si accorge che c'è qualcosa che non va e riesce ad andarsene. Il secondo parcheggia la macchina sotto casa ed una volta arrivato al cancello si accorge che c'è un problema: 4 persone, cinghia alla mano, gli si avvicinano. Le parole che dicono sono “ti ammazziamo”. Il ragazzo se non fosse così agile e veloce da riuscire a dileguarsi forse oggi parleremmo di qualcosa di gravissimo. La sua macchina in ogni caso è stata vandalizzata».

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