Il Tirreno

Lucca

Frati, il ristoratore che incanta con i versi di Dante

di Chiara Lammari

In piazza domani alle 21 a Bagni l’eclettico personaggio «Ho cominciato per caso, poi mi ha preso la passione»

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BAGNI DI LUCCA. Si alza, si risiede, gesticola, si muove sulla sedia, narra aneddoti, si drizza di nuovo, ride, ci parla di sé. Una trottola in continuo movimento che nutre una passione smisurata per quello che fa e che sa trasmetterla anche solo attraverso i propri occhi. Lui è Sergio Frati, ristoratore nato a Cevoli nel 1942, che si è dato dal 2009 alla memorizzazione e alla declamazione della Divina Commedia.

«Durante il ginnasio – racconta Frati – avevo studiato Dante sul libro d’antologia, imparando solo piccole parti dell’opera. Poi ero emigrato all’estero, e alla Divina Commedia non avevo più neppure pensato. Tornato in Italia avevo avviato la mia attività a cui mi sono dedicato per 37 anni e ancora dell’Alighieri nessuna traccia, fino al 2009. Una sera d’estate ricordo che eravamo qui al ristorante con un gruppo di amici e così per burla, insieme a Giovanni Pacini, residente a Firenze, mi misi a declamare il canto di Ugolino. Non lo rammentavo tutto, anzi ad esser sinceri lo raffazzonai alla mia maniera ma ci divertimmo tanto. La cosa morì lì finché Giovanni non tornò a casa. Dopo un po’ mi chiamò dicendomi che dovevo assolutamente partecipare al Maggio Fiorentino: una serata sarebbe stata dedicata a Dante ed io non potevo mancare. Bene, mi iscrissi e presto ricevetti dalla direttrice della manifestazione il canto che avrei dovuto imparare e recitare in piazza». Era il tredicesimo del Paradiso e Frati lo apprese in appena 20 giorni. «Con l’amico Pacini – ricorda Sergio – ci sistemarono in una delle vie che conduce al Duomo. E io inizia a smanaccare, a muovermi, a urlare; ero trasportato dalla narrazione. E con me tutta la folla che si era radunata intorno». L’anno successivo stessa storia: sempre il Paradiso e sempre un gran successo. «Il terzo anno mi dissero che mi avrebbero mandato in Svizzera. “In Svizzera? Io voglio venire a Firenze!” reclamai. Poi mi spiegarono che non ero io a dover partire, ma solo i video delle mie performance, che sarebbero stati inviati alla Tv elvetica». «Piano piano comunque – dice Sergio – ho capito che l’Inferno mi è più congeniale perché più dinamico e più vitale, così in appena 4 anni ho imparato 15 canti e non ho mica intenzione di fermarmi».

Ma dove si isola Frati per imparare la Commedia? «Ah se la Lima potesse parlare – dice sornione –. Appena finisco di dare una mano ai miei figlioli qui al ristorante me ne vado sul fiume. Leggo, ripeto, drammatizzo, provo la voce, impersono le anime dannate e mi diverto un sacco. Una volta ero rivolto verso Bagni di Lucca e quando finii di declamare il canto di Paolo e Francesca sentii alle mie spalle applausi e fischi d’approvazione. Era un gruppo di canoisti che, scendendo verso la Villa, si era fermato ad ascoltarmi». Mai avuto paura di perdere il filo davanti al pubblico? «Sempre – confessa Sergio –.Se mi blocco non so tornare indietro né andare avanti. I canti sono liquidi nella mia mente, tutto scorre automaticamente. Per esorcizzare il timore tengo una copia della Commedia aperta su una sedia». Frati, che si è unito all’Associazione Artistica di Valdottavo, si sposta continuamente in Mediavalle, in Garfagnana e nella Piana per far conoscere Dante. Venerdì sera, nell’ambito della manifestazione culturale “Omaggio a Divizia”, sarà a Bagni di Lucca in Piazza del Circolo dalle ore 21.00.

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