Il Tirreno

Lucca

Rapimento sventato grazie alla telefonata del fratello carabiniere

di Luca Tronchetti

Architetto e un suo amico ingegnere sequestrati a Bangkok da poliziotti corrotti che volevano soldi. Interviene la Farnesina

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. L’intuito dell’investigatore unito alla profonda conoscenza del fratello ha consentito la liberazione lampo di due professionisti romani in vacanza in Thailandia e vittime di un sequestro a scopo di estorsione e rapina opera di una banda di poliziotti corrotti che pretendevano prima due milioni e poi un milione di bath (rispettivamente 47 e 23,5 mila euro). Sono stati una serie di sms ricevuti da Ermete De Vito, maresciallo dei carabinieri da oltre 20 anni in servizio al comando dei carabinieri di Cortile degli Svizzeri, e inviatigli dal fratello Danilo, 51 anni, originario di Terracina e residente a Roma a far scattare l’allarme e mettere in moto a tempo di record le procedure in grado di arrivare alla liberazione dei due turisti italiani e all’arresto o all’individuazione del commando di agenti infedeli. In 23 minuti - a partire delle 14 - la catena diplomatica si è messa in moto grazie all’intervento del colonnello Stefano Fedele, comandante del Gruppo carabinieri di Lucca, subito avvisato dal sottufficiale della gravità della situazione in cui era finito il fratello Danilo assieme all’amico ingegnere Antonio Di Muro di 62 anni. Informato il ministero degli Affari Esteri è stato avvisato il Consolato e da lì l’ambasciata italiana a Bangkok, la capitale della Thailandia, che ha avvisato i vertici della polizia locale. È bastato quell’intervento affinché il commando dei quattro sottufficiali corrotti (sergenti e tenenti) desistesse dal proposito dandosi alla fuga prima ancora dell’arrivo degli agenti thailandesi. Due dei rapitori sono stati arrestati e uno di loro è stato bloccato proprio da Danilo De Vito tra l’altro appassionato di arti marziali e cintura nera di karate. Gli altri, tra cui un uzbeko che faceva da interprete, sono stati immortalati dalle telecamere a circuito chiuso dell’hotel di quart’ordine dove i due professionisti erano stati condotti dai poliziotti-sequestratori e sono ricercati.

Misteriosi sms. A non convincere il maresciallo De Vito una serie di sms inviati dal fratello minore, affermato professionista e amante dei viaggi, nei quali gli chiede di bloccare il bancomat e il conto corrente. Il sottufficiale per due giorni prova a parlargli telefonicamente per capire cosa stava accadendo, ma invano visto che il cellulare è staccato. A quel punto invia un sms con la frase «Scusami, cosa sta succedendo?». Alle 14 di ieri il messaggio che chiarisce la situazione: «Siamo prigionieri di un gruppo di uomini armati e in divisa. Parlano in inglese e vogliono soldi per liberarci». Non c’è tempo da perdere. Il maresciallo De Vito contatta il suo comandante e gli spiega cosa sta succedendo. Nel frattempo avvisa anche la cognata e il nipote a Roma cercando di tranquillizzarli.

Contattata la Farnesina. Sono momenti concitati, ma la lucidità del colonnello Fedele si rivela determinante: «Ho contattato la Farnesina e il funzionario di servizio all’ambasciata italiana a Bangkok. I poliziotti infedeli avevano chiesto 20mila euro per la liberazione dei due turisti e loro stavano dando disposizioni alle banche di fare versamenti nominativi attraverso la Western Union. Il processo di trasferimento del denaro è stato bloccato e il responsabile della sicurezza dell’ambasciata italiana ha messo in moto la polizia che ha individuato l’albergo dove si trovava il commando sventando il loro piano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web