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Evitare le cadute dalle Mura, una missione (quasi) impossibile
Biancalana (Opera): «Tutte le soluzioni prospettate hanno delle controindicazioni importanti» E così si pensa (oltre a continuare i controlli) a piccoli accorgimenti, utilizzando anche la tecnologia
LUCCA. «Pochi giorni fa ho visto alcuni ragazzi in bicicletta sopra gli spalti. Subito ho urlato di scendere facendo loro notare i rischi, ma nessuno ha scelto di ascoltarmi». A raccontarlo è Alessandro Biancalana, presidente dell’Opera delle Mura, all'indomani di una tragedia sfiorata che ha riguardato un bambino belga di sette anni.
L’ennesimo caso, questo, in cui poca prudenza e scarso buon senso potevano costare una vita, ma mentre per il piccolo si tira un sospiro di sollievo, non si può fare a meno di cercare rimedi che guardino al futuro. A poco sembrano infatti servire i numerosi cartelli che proibiscono di salire sui poggi: basta fare un giro lungo tutto l’anello per rendersi conto che l’invito viene spesso disatteso.
A peccare di incoscienza sono quasi sempre i turisti che, affascinati da un monumento unico nel suo genere, ignorano i divieti. Un problema, questo, ormai noto alla città, ma per il quale la soluzione sembra ancora lontana. Se infatti, la scarsa efficacia degli avvisi posti qua e là lungo i passaggi pedonali e sui baluardi, è stata ormai appurata, poche sembrano essere le alternative. «Recentemente abbiamo reso la segnaletica più chiara – spiega Biancalana – e stiamo cercando di individuare se esistano altri punti sensibili per incrementarla, ma riuscire ad eliminare ogni rischio, non è cosa da poco».
Molte le ipotesi prese in considerazione, ognuna con pro e contro. «Qualcuno aveva proposto di installare una rete, ma questo avrebbe deturpato le Mura stesse, così come applicare strutture in legno o in metallo. – ricorda Biancalana –. Qualche altro, voleva invece collocarvi un sistema laser, ma sarebbe stato troppo rumoroso. Certo, polizia e carabinieri svolgono i normali controlli, ma dovrebbero esserci troppi uomini 24 ore su 24 per coprire l’intero perimetro: sarebbe impensabile e non garantirebbe comunque un risultato perché qualcuno potrebbe salire sugli spalti subito dopo il passaggio della pattuglia. Potremmo chiederne un aumento, ma sarebbe un palliativo».
Si sprecano, insomma, le proposte prese in esame, ma nessuna sembra essere davvero risolutiva: dall'idea di inserire delle indicazioni di pericolo nelle piantine fornite da Itinera a quella di contare sulle associazioni di volontariato sulla scia di un progetto già realizzato nel 2008. Allora infatti, l’Opera delle Mura con l’associazione Tortuga e Radio Club Lucca organizzò un servizio di prevenzione lungo l’anello alberato, ma anche per il numero limitato di partecipanti il progetto si concluse quell'anno. «In questo senso, risulta complicato anche capire in che modo e a chi fare prevenzione. Se non è il lucchese a disattendere il divieto, come rivolgerci allo straniero?» si domanda Biancalana.
Quesiti su cui si discute da tempo, non volendo assolutamente prendere in considerazione l’idea di chiudere le Mura al pubblico. Puntando sulla tecnologia però, un aiuto potrebbe arrivare dall'impianto wifi free che presto verrà installato lungo tutto il percorso grazie alla sponsorizzazione della Fondazione Banca del Monte, all'Opera delle Mura e ad un’azienda lucchese. «Stiamo valutando varie eventualità – afferma Biancalana - per esempio, quella di creare un’ applicazione per sensibilizzare il turista al problema. Una piccola cosa che, chissà, potrebbe forse rivelarsi utile. Intanto, è fondamentale l’aiuto della cittadinanza: qualsiasi suggerimento, è ben accetto».
Non vuole drammatizzare invece l’assessore con delega alla sicurezza, Francesco Raspini: «Valuteremo la possibilità di incrementare la segnaletica ma non possiamo certo insegnare alle persone a non sporgersi troppo. Da parte nostra, faremo il possibile per limitare casi come quello accaduto al piccolo belga. Quanto successo, ci fa riflettere, ma vorrei, se non sdrammatizzare, almeno invitare ad essere meno allarmisti».
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