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Lucca

Contributo minimo, petizione on line per abolirlo

LUCCA. 30 anni, ottime competenze linguistiche e la voglia di avviare la sua carriera da traduttrice. La storia di Chiara Villani, lucchese, è quella di tanti giovani che dopo tanti anni di studi si...

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LUCCA. 30 anni, ottime competenze linguistiche e la voglia di avviare la sua carriera da traduttrice. La storia di Chiara Villani, lucchese, è quella di tanti giovani che dopo tanti anni di studi si affacciano al mondo del lavoro. Ma spesso la professionalità e la voglia di farcela si scontrano con gli ostacoli della burocrazia. In questo caso con il cosiddetto minimo contributivo Inps, la base di partenza per costruirsi una pensione che ci manterrà nella terza età. Le intenzioni sulla carta sono le migliori, di fatto però la legge prevede che per le imprese individuali il minimo contributivo da versare sia di circa 3.200 euro all’anno, una cifra che corrisponde a un reddito ipotetico di circa 15mila euro all’anno.

Una cifra da corrispondere in ogni caso, anche se si guadagna meno o addirittura non si guadagna affatto, e tutto questo diventa un vero deterrente a scendere sul mercato, con tutto quello che ne consegue a livello di lavoro nero e di fuga dei cervelli all’estero.

Chiara racconta che nel suo primo anno di lavoro ha fatturato circa 10mila euro. Una buona cifra, considerando che è agli inizi e deve iniziare a farsi conoscere e a crearsi una rete di contatti. «Alla fine però tra le tasse da pagare e l’Inps in tasca non mi è rimasto praticamente niente. Posso dire di aver lavorato solamente per pagare la partita Iva, è chiaro quindi l’unica soluzione sarà quella di chiuderla a fine anno».

Ma arrendersi sarebbe stato troppo semplice e così, assieme al padre Claudio ha iniziato a interessarsi alla questione per vedere di poter cambiare la norma a livello nazionale. Tramite varie ricerche su internet, si sono imbattuti in una petizione on line che ha già raccolto più di 1100 adesioni che continuano ad aumentare di giorno in giorno, anche nel mese di agosto, con testimonianze che arrivano da tutta Italia.

«In un anno ho guadagnato 1.500 euro, ditemi voi se si possono versare i contributi», dice un agente di commercio di Chieti, mentre un impiegato di Tradate fa sapere di aver momentaneamente rinunciato ad avviare un’attività in proprio «perché terrorizzato dall’idea di dover pagare contributi Inps anche se il reddito fosse vicino allo zero».

La petizione si trova sul sito contipronti.it ed è promossa da Francesco Giartosio, un commercialista di Modena che si sta interessando alla questione proprio perché ogni giorno ci sono partite Iva che si rivolgono a lui con questa problematica: «È difficile fare una stima delle partite Iva che ogni anno chiudono, o addirittura non aprono, bloccate dalla regola per il contributo minimo, credo però che possiamo essere intorno alle 100mila e si tratta soprattutto di ragazzi che operano nel settore dell’informatica e si occupano di applicazioni internet, vendite su ebay, e- commerce, bloggers che ospitano annunci adsense. A loro si aggiungono poi tutte le persone in grado di offrire dei servizi, come giovani giornalisti che potrebbero occuparsi di uffici stampa o di disoccupati che potrebbero essere imbianchini o giardinieri». E da questa comunione d’intenti è partita una serie di incontri con le onorevoli del Pd Marialuisa Gnecchi e Raffaella Mariani che ha permesso a Francesco Giartosio, Claudio Villani e Catia Padreddii, un’altra ragazza di Lucca, di essere ascoltati dalla commissione lavoro della Camera.

Alessandro Petrini

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