“Bei & Nannini” compie 90 anni
Alla guida c’è l’ultimo discendente dei soci che dettero vita all’azienda affermatasi per la sua qualità
LUCCA. Si trovarono una mattina d'estate, nel negozio Barsotti a Borgo Giannotti. Il notaio dietro al banco, loro due davanti, insieme con l'amico commerciante che per una mezz’ora trasformò il suo locale in uno studio notarile. Era l'11 agosto 1923. Così nacque la Bei e Nannini, la celebre azienda lucchese della torrefazione del caffè che proprio oggi, dunque, festeggia i 90 anni di attività. Quasi un secolo di profumo di caffè.
Il grande passo. Quella mattina d'estate, a Borgo Giannotti, accanto al palazzo che poi sarebbe diventato la sede storica della ditta, c'erano Giovanni Bei e Guido Nannini. Il primo, originario di Montemagno (Camaiore), vendeva l'olio alle osterie e ai negozi. L'altro, di S. Anna, era contabile in un magazzino di cereali. Venuti in contatto per i rispettivi lavori, erano diventati amici, fino a decidere il grande passo insieme: fondare un'azienda del caffè, con una miscela nuova fatta con i migliori chicchi del mondo, quelli del Centro America.
Davanti al notaio. Giovanni e Guido chiesero aiuto e ospitalità a Guglielmo Barsotti, della nota ditta di casalinghi presente ancora oggi, e firmarono davanti al notaio Cesare Graziani, che si sistemò dietro al banco, tra ciotole di ceramica e servizi di piatti. Fu quello il primo atto della “Società lucchese di torrefazione caffè Bei Nannini e C”. Da lì partì l'avventura dei due amici.
La caravella di Colombo. Che la vedessero come un'avventura lo si capisce dal simbolo scelto: una caravella di Cristoforo Colombo a vele spiegate, disegno inconfondibile che da allora è il marchio “Bei e Nannini”. In quell'idea c'erano la loro intraprendenza, i loro sogni, la speranza, la voglia di riuscire. C'erano il Centro America e l'Italia. A vele spiegate. E l'avventura di Giovanni e Guido partì subito a vele spiegate, consolidandosi ed espandendosi praticamente senza concorrenti per oltre quarant'anni. La loro miscela Colombo arrivò nei migliori bar e pasticcerie della Lucchesia, a Montecatini, in Versilia, fino a Massa e Pontremoli. E dopo conquistò l'estero, Scozia e Spagna in particolare.
La scelta. I figli dei fondatori – Ciro e Osvaldo Bei, Giuseppe e Franco Nannini - continuarono insieme fino agli anni Novanta. Poi i Bei, non avendo eredi cui passare il testimone, preferirono lasciare e cedettero le loro quote ai Nannini. Oggi a capo dell'azienda - il cui nome è rimasto sempre Bei e Nannini - c'è Guido, 39 anni, figlio di Franco. Il giovane Nannini è titolare anche della M.o.c.a., impresa gemella di Pomezia (Roma) che fu acquisita negli anni Sessanta ed è ancora molto attiva nel mercato del centro sud d'Italia e a Bologna con diversi tipi di caffè.
Nei bar e al supermercato. Il marchio Bei e Nannini, invece, è diffuso nella Toscana nord occidentale, anche per non fare concorrenza “in casa” all'azienda laziale. «Serviamo – informa l'amministratore Giorgio Lazzarini – diverse centinaia di bar, pasticcerie e negozi tra la Lucchesia, Viareggio, Massa, La Spezia, Montecatini, Pisa. E poi siamo presenti nei supermercati Esselunga e Coop, oltre ad avere ancora i clienti scozzesi e spagnoli».
I numeri. La crisi è passata anche di qui, sotto forma di un ridimensionamento generale e di un'ottimizzazione delle risorse, realizzata in sinergia con la M.o.c.a. Tutto questo ha portato, nel 2012, a un taglio di personale: da 30 i dipendenti sono passati a 11, tra prepensionamenti e varie forme di ammortizzatori sociali. «Provvedimenti necessari – precisa Lazzarini – per il mantenimento dell'azienda che era effettivamente sovradimensionata». Il fatturato, che fino al 2000 si aggirava sui 7 milioni di euro all'anno, negli ultimi anni era sceso a 3,5 milioni. Oggi si mantiene costante su questi livelli.
Bello, buono e sano. Un buon risultato, secondo l'amministratore, che consente di non intaccare la filosofia dell'azienda, quella, cioè di sapersi rinnovare nella tradizione, riuscendo a dare sempre qualcosa di bello, buono e sano. «E' l'idea forte dei fondatori – dice Lazzarini – : aver reso unico e tipicamente italiano un prodotto basato su materie prime provenienti dall'estero».
Profumo di caffè. La sede è nel palazzo di Borgo Giannotti, dove al piano terreno ci sono gli uffici e il negozio al dettaglio, che ha al suo interno anche antiche macchine da caffè. Altri pezzi storici – tutti restaurati – si trovano disseminati qua e là pure nei grandi capannoni sul retro dell'edificio. E' questo il cuore dell'azienda, qui tutto profuma di caffè da quasi un secolo di profumo di caffè.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
