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Lucca

Attacco frontale alle sagre: «Servono controlli su autorizzazioni e collaboratori»

Attacco frontale alle sagre: «Servono controlli su autorizzazioni e collaboratori»

Confcommercio è decisa: «Basta concorrenza sleale ai ristoranti, i Comuni devono istituire regolamenti da rispettare»

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LUCCA. Controlli sulle sagre: sulla regolarità del personale impiegato, sui contributi versati, sulle tasse pagate, sulle autorizzazioni sanitarie, come è previsto per un qualsiasi ristorante. Li chiede a gran voce Confcommercio unitamente all’invito, rivolto all’amministrazione comunale, di cominciare a progettare un regolamento che disciplini la presenza e lo svolgimento delle sagre stesse.

«Perché da eventi “concorrenti leali” che erano della ristorazione ordinaria - definizione del direttore provinciale di Confcommercio Rodolfo Pasquini - le sagre sono diventate “nemici sleali”».

«Le sagre erano concorrenti leali dei ristoranti perché in principio la loro presenza contribuiva a valorizzare i prodotti tipici - spiega infatti Rodolfo Pasquini -. In principio c’erano le sagre che venivano organizzate da quella o l’altra associazione di volontari o donatori di sangue, duravano due giorni ed erano funzionali allo svolgimento dell’attività solidaristica. Poi nacquero le sagre dei partiti politici, che servivano per finanziarli. Ma poi sono nate le sagre inventate, a monte delle quali non c’è la valorizzazione di un prodotto o di un piatto tipico: ci sono invece menu veri e propri che fanno concorrenza alla ristorazione. Ci si trova di tutto, si può prenotare, i tavoli apparecchiati si sono sostituiti all’incarto di carta gialla in cui venivano consegnati i cibi un tempo. Il volontariato non esiste più nei contesti delle sagre. Per questo diventa necessario capire se queste manifestazioni sono in regola con le autorizzazioni igienico sanitare, con gli inquadramenti Inail, Inps e dell’ufficio del lavoro per quanto attiene i loro collaboratori».

Più chiaro di così. Il direttore provinciale di Confcommercio sottolinea che «una sagra deve essere controllata come un ristorante. Quella che dura un giorno a o due è il prototipo della vera festa paesana. Ma quella che si ripete per tre o quattro fine settimana no, quella finisce per essere un’alternativa alla ristorazione ordinaria. E se su un qualsiasi ristorante grava una fiscalità complessiva media del 54% sui ricavi, allora lo stesso peso è giusto che gravi anche sulle sagre, che a fronte di pochi obblighi fiscali riescono a ottenere ricariche alle stelle».

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